mercoledì 23 maggio 2012

The Daily Facebook | N. 5 del 22.05.2012_A casa


[The Daily Facebook è una rubrica di questo Blog. Una sorta di Diario del diario di fb. Non però una cronologia, piuttosto un resoconto assolutamente NON obiettivo. Un esperimento. Una restituzione di quello che succede sulla mia pagina Fb (e sulle pagine dei miei contatti) giorno per giorno (o quasi). Una mappa quasi sentimentale, costruita su legami e logiche assolutamente personali. Messi insieme secondo una logica dichiaratamente arbitraria. Una visione palesemente distorta (e perciò sentimentale) di ciò che accade, di quello che vedo, di quello che attira la mia attenzione. Brevi storie fatte di frammenti, che non vogliono essere punti di arrivo, ma s-punti di partenza]


casa [cà-sa] s.f.

 Edificio a uno o più piani, di dimensioni e aspetto vari, adibito ad abitazione dell'uomo


      • Mettere la chiave nella toppa, girare, varcare la soglia, richiudersi la porta alle spalle e così lasciare il mondo fuori.. siamo a casa! Casa! Che appagante sensazione. Spariscono in un attimo le tensioni della giornata. Qualunque cosa ci aspetti a casa non è come quello che sta fuori. 

        Casa è il posto dove ci ritiriamo alla sera, dove qualche volta con il pensiero ci rifugiamo durante il giorno, nei momenti nei quali vorremmo scappare. Casa è anche il luogo dal quale qualche volta vorremmo andare via. Perché ci sta stretta, o perché è troppo vuota, perché contiene quelle memorie che vorremmo smarrire, conserva le voci che ci tormentano come echi inifiniti oppure ci sbatte in faccia il silenzio che vorremmo riempire. 

        La nostra casa è lo specchio di quello che siamo. L'esteriorizzazione del nostro io, di quello che siamo o anche di quello che vorremmo essere. Difetti e pregi messi nelle cose, traslati nella scelta dello stile, dei pezzi che compongono la casa e anche nella loro disposizione. L'ordine maniacale, il disordine indomabile, il finto disordine.. tutto descrive qual è il nostro modo di ragionare, di fare le cose. Che lo facciamo di proposito oppure no, la casa racconta di noi, ci svela. Anche quando la casa non ci assomiglia perché magari abbiamo in affitto un monolocale arredato, con cose non scelte da noi, perché i mobili che abbiamo non sono quelli che vorremmo ma quelli di cui ci siamo dovuti accontentare, in ogni caso, la casa è il prolungamento di noi stessi. La casa non è, infatti, solo un luogo intimo nel quale raccoglierci, è una serie di logiche intavolate dalla nostra mente. 

        La casa è un'idea, è un sogno, è un posto che ognuno costruisce nella propria mente e che si porta sempre dietro, a partire da quando da bambini ci facciamo la capanna sotto lo stenditoio della mamma, fino a tutto il tempo della nostra vita. La casa è una, sta dentro di noi e cresce e si trasforma con noi, ognuno ne ha una, anche chi non ce l'ha. 

        Una scatola segreta in fondo alla quale c'è tutto.. sogni, ansie, paure, desideri. In fondo a quella scatola mentale, a quello scrigno ideale che è la nostra casa conserviamo la paura e anche insieme il desiderio della solitudine. La paura di restare soli, la malinconia per essere rimasti soli, il desiderio di restare un po' soli per raccogliere le idee, per riposare. 

        La casa è un rifugio, un sogno, un'idea, un luogo reale e al contempo immaginario, un laboratorio, un parco giochi dove liberare le nostre manie, una scatola per metterci dentro ricordi e paure, un album dove raccogliere le fotografie e gli appunti delle nostre esperienze, un catalogo dei nostri viaggi, un luogo dove esporre o sottrarre agli sguardi i nostri trofei, un luogo dove raccogliere e catalogare vittorie e sconfitte. Un luogo per riposare.

Illustrazione di Cristina Senatore, dalla mia pagina fb




[foto di di Peter Bialobrzeski, link condiviso dalla pagina fb di Francesco Cappiello Magliano]



[Disegno di Luciano, anno scolastico 1997-1998, 
Scuola Elementare di Cavaglià (BI), dalla bacheca fb di Architettura di Lusso]



[Copertina del numero di maggio 2012 della rivista CasaFacile di Mondadori dalla pagina fb della rivista]


[immagine condivisa da Beatriz Sempere sulla sua pagina fb]


[disegni di Akira Kusaka condivisi da  Maurizio Cozzi sulla sua pagina fb]




[immagine condivisa da Victoria Lubinska sulla sua pagina fb]




[Capanna del Madagascar, immagine tratta dalla pagina fb di Architettura di Lusso]



[Immagine tratta dalla pagina fb di Anita Altamura]




[Immagine tratta dalla pagina fb Laura Pititu]



[Immagine tratta dalla pagina fb di Olga Cartoni, casa di Olga]




[Immagine tratta dalla pagina fb di Marina Fallaci, casa di Marina]




[Immagine tratta dalla pagina fb di Massimiliano Parri, casa di Massimiliano]




[Immagine di Laura Zannoni, tratta dalla pagina fb di CasaFacile, casa di Laura]



[Immagine tratta dalla pagina fb di Katia Di Maglie, casa di Katia]



[Immagini tratte dalla pagina fb di Marina Metaxa]




[Immagine tratta dalla pagina fb di Pietrangelo Trama]




[Immagini tratte dalla pagina fb di Architettura di Lusso,
progetto dell'arch. Dario Lusso]


[Immagine tratta dalla pagina fb di Feel Desain]




[Fotografia di Salvatore Di Vilio, tratta dalla pagina fb di Salvatore Di Vilio]




[Fotografia di Francesco Rinaldi, con intervento dell'arch. Massimiliano Rendina 
tratta dalla pagina fb di  Francesco Rinaldi ]




martedì 22 maggio 2012

The Daily Facebook | N. 4 del 21.05.2012_Dentro e Fuori

[The Daily Facebook è una rubrica di questo Blog. Una sorta di Diario del diario di fb. Non però una cronologia, piuttosto un resoconto assolutamente NON obiettivo. Un esperimento. Una restituzione di quello che succede sulla mia pagina Fb (e sulle pagine dei miei contatti) giorno per giorno (o quasi). Una mappa quasi sentimentale, costruita su legami e logiche assolutamente personali. Messi insieme secondo una logica dichiaratamente arbitraria. Una visione palesemente distorta (e perciò sentimentale) di ciò che accade, di quello che vedo, di quello che attira la mia attenzione. Brevi storie fatte di frammenti, che non vogliono essere punti di arrivo, ma s-punti di partenza]





[tratto dalla bacheca fb di Hub09 - Social Design ]




[tratto dalla bacheca fb di Rambling Man]



[tratto dalla bacheca fb di Renata Del Medico]




[Nicholas Henri Jacob, 1831: mouth, oropharynx, and detail of oropharyngeal nerve. 
Fotografia tratta da Pinterest e condivisa da Stefania Frollini sulla sua pagina fb]



[tratto dalla bacheca fb di Pjotr Theebe]




Dentro/ Fuori

Dentro e fuori, due categorie opposte e proprio per questo interdipendenti, perché senza l'una non potrebbe esistere l'altra. Due realtà contigue che, pure sfiorandosi, spesso non si conoscono e non si assomigliano nemmeno lontanamente.

Possiamo agire sul nostro fuori tentando di avvicinarlo il più possibile al nostro dentro. Se per dentro intendiamo quello che pensiamo, quello che sentiamo, l'immagine di noi che ci costruiamo nella testa. Possiamo provare, ma dentro e fuori rimarranno sempre due realtà inevitabilmente distinte. Ogni tanto il nostro fuori si farà schermo sul quale il nostro dentro per qualche istante verrà proiettato fino ad apparire chiaro a qualcuno che ci guarda, ma si tratterà di momenti brevissimi e solo di proiezioni. Dentro è dentro e fuori è fuori.  

Se prendiamo in esame un oggetto qualunque, spostandoci dall'usare noi come terreno di indagine, potremmo dire che il dentro di un oggetto è costituito dalle sue parti interne ovviamente, dal meccanismo e dalla funzione. Appare subito più chiaro come dentro e fuori siano dipendenti e però sostanzialmente diversi. La forma esteriore dell'oggetto potrà assecondare il più possibile la sua funzione, aderendo al meccanismo che serve alla funzione (quando il motivo d'essere dell'oggetto è la funzione) oppure viceversa (quando l'oggetto trova ragione di essere solo nella sua parte esteriore, un ornamento ad esempio) il risvolto interno sarà formato in modo da servire alla forma esterna per farla essere così come vuole essere. In ogni caso dentro e fuori saranno diversi, pur tendendo l'uno all'altro. 

Dunque noi siamo fatti di dentro e fuori. E impropriamente con "dentro" identifichiamo i nostri pensieri, convinzioni, sentimenti, modo di essere. Chi l'ha detto che queste cose si trovino "dentro" di noi? Potrebbero, ad esempio, essere sopra di noi oppure affianco a noi, raccolti in una sacca invisibile. Se fosse così, se fosse vero, come io sono convinta che lo sia, saremmo fatti di dentro, fuori e sopra. Una triade (in fondo Dio ci ha fatti a sua immagine e somiglianza). Sicuramente il nostro dentro è fatto di sangue, di nervi, di ossa, di liquidi, di scorie, ecc.. mentre il fuori è fatto di... Per cui dentro e fuori siamo inevitabilmente diversi, senza illusioni. E il dentro è la parte più vera, più genuina, più autentica, sulla quale non possiamo agire.. perché possiamo rifarci il naso o il seno, ma non possiamo cambiare forma ad una sola delle nostre ossa, non possiamo cambiare a nostro piacimento il percorso del sangue e la sistemazione delle arterie.. 

E però pensandoci.. non è meraviglioso essere fatti di fuori, dentro e sopra?

domenica 20 maggio 2012

The Daily Facebook | N. 3 del 20.05.2012_Caducità e Illusione

[The Daily Facebook è una rubrica di questo Blog. Una sorta di Diario del diario di fb. Non però una cronologia, piuttosto un resoconto assolutamente NON obiettivo. Un esperimento. Una restituzione di quello che succede sulla mia pagina Fb (e sulle pagine dei miei contatti) giorno per giorno (o quasi). Una mappa quasi sentimentale, costruita su legami e logiche assolutamente personali. Messi insieme secondo una logica dichiaratamente arbitraria. Una visione palesemente distorta (e perciò sentimentale) di ciò che accade, di quello che vedo, di quello che attira la mia attenzione. Brevi storie fatte di frammenti, che non vogliono essere punti di arrivo, ma s-punti di partenza]





"S'i' Fosse Foco, Sonetto Di Cecco Angiolieri 
cantato da Fabrizio De André"

S'i' fosse foco, arderei 'l mondo 
s'i' fosse vento, lo tempesterei 
s'i' fosse acqua, i' l'annegherei 
s'i' fosse Dio mandereil'en profondo 

S'i' fosse papa, sare' allor giocondo 
tutt'i cristiani imbrigherei
s'i' fosse imperator, sa' che farei ?
a tutti mozzerei lo capo a tondo

S'i' fosse morte, andarei da mio padre
s'i' fosse vita, fuggirei da lui

similimente faria da mi' madre
S'i' fosse Cecco come sono e fui

torrei le donne giovani e leggiadre
e vecchie e laide lasserei altrui

[Condiviso da Maurizio Cozzi sulla sua pagina Fb]



[Fotografia di Léon Gimpel, condivisa da Roberta Busnelli sulla sua pagina Fb]

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Léon Gimpel pioniere, fra l'altro, della fotografia aerea, "ricerca audaci punti di vista. Egli fotografa Parigi dall'alto dei suoi monumenti e, addirittura, sale a bordo di dirigibili per riprendere meglio la folla in basso" 
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["E intanto il sole si nasconde. Roller, pastelli , vernici e colori ad acqua su carta stampata cm 120 x 90" disegno dell'arch. Cherubino Gambardella , tratto dalla sua pagina fb]

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Architetture che sognano di conquistare la luna
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[Fotografia tratta dalla pagina fb di Tododesign]




[Immagine relativa al terremoto verificatosi in Emilia Romagna all'alba del 20.05.2012 
condivisa da me sulla mia pagina fb, da: 
http://bologna.repubblica.it/cronaca/2012/05/20/news/violento_terremoto_a_nord_di_bologna-35513749/]



[Immagine relativa all'eclissi anulare di sole prevista per il 20.05.2012, dal link:
 http://www.astroperinaldo.it/blog/le-meraviglie-del-cielo/20-maggio-2012-eclisse-anulare-di-sole-diretta-web/ 
condiviso da Sotirios Papadopoulos sulla sua pagina fb]



[Dipinto che ritraente l'arcangelo Raffaele e il giovane Tobia, di autore ignoto, condiviso da 






illusione
[il-lu-ʃió-ne]
s.f. (pl. -ni)
1 Errore dei sensi o dell'immaginazione che fa percepire l'apparenza come realtà

caducità
[ca-du-ci-tà]
s.f. inv.
1 L'essere caduco, l'essere destinato a cadere, a finire


Ci illudiamo di potere capire, contenere, conquistare la realtà. Ci illudiamo. Ci arrovelliamo a trovare un modo di prevedere le cose, perdiamo gli occhi sulle linee della mano e nei fondi di caffè, inventiamo codici che noi stessi tentiamo di decifrare come fossero stati scritti da altri esseri, non umani. Cerchiamo di leggere l'universo, di rintracciare un ordine, di trovare il modo di calcolarlo. Probabilmente esiste il modo di calcolarlo, ma i calcoli sarebbero troppi e impossibili per noi da fare. Quindi un universo calcolabile forse, ma per noi ugualmente infinito.
Cerchiamo di avere visioni di insieme, illudendoci di raccogliere il mondo negli occhi. Partiamo alla conquista della luna come se noi fossimo in grado di possedere veramente qualcosa, e invece non possediamo nemmeno noi stessi. Simuliamo il volo illudendoci di potere modificare la nostra natura, di poterla dominare, di poter ampliare le nostre capacità. Qualunque sia la nostra agitazione il sole fa il suo corso, la terra trema quando vuole e ci ingoia incurante delle nostre fatiche. Costruire bunker è inutile. La protezione, la certezza, la calma, il riparo sono possibilità divine non umane. A noi è dato solo di sentire, di provare, di sperimentare in noi, di prendercela come ci viene, il massimo che possiamo fare è cavalcare gli avvenimenti senza lasciarci trasportare da essi... "S'i' fosse Cecco come sono e fui | torrei le donne giovani e leggiadre | e vecchie e laide lasserei altrui"..

Piero della Francesca: letto e sovrascritto


[Intervento grafico di Cristina Senatore 2012
su ritratto di Battista Sforza ad opera di Piero della Francesca]



File:Piero della Francesca 044.jpg

Piero della Francesca,  Ritratto di Battista Sforza e Federico da Montefeltro, 1472



The Daily Facebook | N. 2 del 19.05.2012_Silenzio



[The Daily Facebook è una rubrica di questo Blog. Una sorta di Diario del diario di fb. Non però una cronologia, piuttosto un resoconto assolutamente NON obiettivo. Un esperimento. Una restituzione di quello che succede sulla mia pagina Fb (e sulle pagine dei miei contatti) giorno per giorno (o quasi). Una mappa quasi sentimentale, costruita su legami e logiche assolutamente personali. Messi insieme secondo una logica dichiaratamente arbitraria. Una visione palesemente distorta (e perciò sentimentale) di ciò che accade, di quello che vedo, di quello che attira la mia attenzione. Brevi storie fatte di frammenti, che non vogliono essere punti di arrivo, ma s-punti di partenza]



"Dico che la nostra natura e usanza comune è di rinnovare continuamente il mondo, ma tu fino da principio ti gittasti alle persone e al sangue; io mi contento per lo più delle barbe, dei capelli, degli abiti, delle masserizie, dei palazzi e di cose tali" ( DIALOGO DELLA MODA E DELLA MORTE di Giacomo Leopardi)

Tu non ti contenti e godi lo stesso
incipri il viso ed i capelli suoi raccogli
dalla deflagrazione dell'ignominia di pochi
miseri sciacalli senza alcun coraggio
-non hanno le palle nemmeno per pisciare-
e bruciano libri di testo con la polvere il lapillo

vorrei proprio sapere cosa mai ci fosse
su quel cartello che da parte a parte
parcheggiato sui muri della scuola dove 
ogni cosa dovrebbe essere sacra
insieme all'età dei ragazzi e delle ragazze

e allora dico a te o Moda, o Morte, 
quando stasera sfilerai sui teleschermi
accesi come candele agli angoli di ogni piazza
di calare sul viso il velo in modo che
alle anime pure non gli giunga il ghigno
non li anneghi il gelo.

Testo di Francesco Forlani

[Post tratto dalla pagina fb di Francesco Forlani]



[ immagine tratta dalla pagina fb di Anna Camerlingo]





"Inspired by the V&A's new exhibition, 
see the world's most dramatic dresses 
from the catwalk to the red carpet: http://bit.ly/Hie1Tw"

[immagine con relativo commento tratto dalla pagina fb di British Vogue]


----------------- "DRAMATIC DRESSES"  -----------------




[ immagine tratta dalla pagina fb di Marialuisa Maffi
]



Ore 7.50 del 19 maggio 2012, scoppia una bomba davanti all'Istituto Professionale di Stato per i Servizi Sociali - Moda - Turismo "Francesca Laura Morvillo Falcone" di Brindisi. Muore una studentessa sedicenne, Melissa Bassi. 
Una studentessa sedicenne, mia sorella, mia figlia, mia cugina, la mia migliore amica, io stessa. Siamo morti tutti. Chiunque sia stato ha smesso di occuparsi di ciò di cui si occupava fino ad ieri e ha messo le mani sul futuro. 

La parola di oggi: silenzio.
Non ci sono connessioni da fare. Non ci sono logiche, né reali, né da inventare. 





[ immagine tratta dalla pagina fb di Olga Cartoni]


sabato 19 maggio 2012

The Daily Facebook | N. 1 del 18.05.2012_Luogo

Post numero 1 della rubrica "The Daily Facebook". Buon viaggio.  

Per questo primo numero, delle cose che sono passate ieri sul diario di Facebook, prendo quattro immagini e una parola. Le immagini sono queste:


Luogo inventato ed impossibile

[TEMPIETTO SENZA CULTO. Luogo inventato. Simmetricamente imperfetto, 
prospetticamente errato, volumetricamente impossibile, praticamente inutile. 
Disegno di Cristina Senatore, con foto di Vincenzo Riccardo e Mario Ferrara, dalla mia pagina Fb]



Luogo in pianta stabile

[Castel del Monte, Andria, Puglia
fotografia postata da Cristina Caterino sulla Fan Page di Casa Facile]



Luogo per metà esistente e per metà possibile

["Sopraelevazioni/Superelevations" 
disegno di Beniamino Servino postato sul suo diario Fb]




Luogo provvisorio e sentimentale
"appoggiato" in luogo in pianta stabile

[Mercatino dell'antiquariato in Piazza Santo Stefano, Bologna. 
Fotografia di Anna Breda postata sul suo diario Fb]




La parola è: luogo.



luogo
[luò-go]
pop. logodial. o poet. loco
s.m. (pl. -ghi)
1 Parte di spazio, idealmente o materialmente determinata.


Posto in cui avviene, è avvenuto o deve avvenire qualcosa. 

Luogo di villeggiatura, luogo pubblico, luogo aperto al pubblico, luogo santo (quello venerato dai fedeli di una religione),  luogo di nascita, luogo di residenza, farsi luogo, a far luogo da, luogo del delitto, fuori luogo,  luogo comune, luogo di decenza, sopralluogo, superluogo, iperluogo, nonluogo. 


Superluogo, nonluogo, iperluogo, sono tre neologismi. I primi due, con qualche differenza, indicano luoghi che per lo più hanno la caratteristica di non essere identitari, nei quali cioè siamo di passaggio, sostiamo brevemente senza avere il tempo di antropizzarli, di modificarli per farli nostri, per riconoscerci in essi. Le persone transitano nei nonluoghi ma nessuno vi abitaDi nonluogo è Marc Augé a fornire la definizione (http://it.wikipedia.org/wiki/Nonluoghi).

Di iperluogo ho trovato questa definizione di Dario Rei (prof. di sociologia presso l'Università degli Studi di Torino): "l’iperluogo fa incontrare spazio e tempo in una comunità di sentimento, che è l’esito del riconoscimento di valori territoriali, ambientali, umani. Tali valori non appaiono tuttavia evidenti a prima vista: l’iperluogo contiene una pluralità di registri e di significazioni, che emergono attraverso un gioco di implicazioni e risonanze,di rimandi e di circolarità, attraverso un paziente lavoro di decifrazione".. 
Non sono sicura di averla capita, ma mi fa pensare ai mercatini dell'antiquariato, come quello fotografato da Anna Breda (vedi sopra). Essi sono infatti spazi nei quali frammenti di tempo e di storie convivono secondo un ordine sentimentale su banchi provvisori. Luoghi quasi irreali dove polverose memorie si confondono con il desiderio atavico di ricordare, di conservare, di proteggere il passato come fosse un delicato rifugio da mantenere sempre in piedi come si fa con i rifugi antisismici, si conservano perché all'improvviso potrebbero tornare utili come riparo. Il passato come rifugio, il rifugio è un luogo, anche il passato è un luogo. 

Insomma mi pare di capire che un luogo sia più di un semplice posto (spazio fisico che esiste a prescindere dalla presenza umana, un punto qualunque sul globo terrestre o nell'universo). Mi pare di capire che un luogo sia una realtà posta in essere dall'interazione delle persone con un dato spazio. Tant'è che il nonluogo, la negazione del luogo, si ha quando non esiste interazione fra chi anima uno spazio, e fra chi lo anima e lo spazio stesso dove il nonluogo si verifica (l'autostrada, l'aereoporto, ecc.) 

Vale la pena di riflettere sul fatto che lo spazio dove ha sede un luogo potrebbe non essere reale, nel senso di concreto, tangibile, fisico. Altrimenti Facebook non potrebbe esistere. Perché facebook è un luogo, in quanto è determinato da un spazio, anche se virtuale (tralasciando che la pagina web materializzandosi nell'interfaccia non sia del tutto virtuale), animato da presenze che interagiscono tra loro. E dato che facebook è un luogo, mi chiedo che tipo di luogo sia. Me lo chiedo non tanto per indugiare nell'elucubrazione, quanto per conoscere un po' meglio me stessa come frequentatrice di un luogo che esiste e contemporaneamente non esiste. Mi viene da pensare, messa così, che anche io esisto e contemporaneamente non esisto (e qui dobbiamo andarci cauti perché dai greci abbiamo imparato che l'essere "è" o "non è" ). Esisto quando accedo a facebook e interagisco con gli altri, e non esisto più quando spengo il pc. Ossia continuo ad esistere, ma in un'altra dimensione. Se sto a casa mia esisto, e se esco di casa continuo ad esistere, perché cambio luogo, ma vivo altrove nella stessa dimensione. Quando esco da Facebook, invece, smetto di esistere, perché entro in un'altra dimensione. La mia esistenza su facebook ha una sua autonomia in quanto solo su facebook io ho quasi 900 amici. Persone, entità, con le quali almeno una volta ho parlato. Ho scambiato pensieri. Con molti di essi ho un rapporto continuo e costante che talvolta è scivolato nella vita "reale", quando ho incontrato di persona alcune di queste entità. Ma la maggior parte di essi sono e restano entità astratte, persone che non incontrerò mai, che potrebbero non esistere nemmeno nella vita concreta. E che però esistono perché pensano (cogito ergo sum) e lasciano traccia dei loro pensieri e interagiscono con me e talvolta addirittura influenzano, con i loro pensieri, la mia vita quotidiana, reale, mi piace dire "analogica" per distinguerla da quella "digitale". 

Insomma, facebook che tipo di luogo è? E io, in  quanto abitante di facebook, che tipo di essere sono? (Perché posso definirmi "abitante" di facebook, infatti il mio "profilo" è una dimora fissa, finché ovviamente non decida di eliminarlo. Il mio profilo è una dimora fissa quanto una casa in affitto, ci abito finché non me ne vado. Ma ci abito. Dunque sono abitante.)

Forse facebook modifica, integra il concetto stesso di luogo. 
Si potrebbe forse definirlo il luogo ideale per eccellenza, non solo perché è idealmente concepito (spazio astratto concepito dalla mente), ma perché è ideale in quanto (quasi) perfetto, (quasi) il migliore luogo che possa esistere. Un luogo fatto solo delle cose che voglio. Posso scegliere tutto di questo luogo, dai contenuti, alle persone che devono frequentarlo. Un luogo a mia immagine e somiglianza, oppure dovrei dire a immagine e somiglianza del mio avatar? Perché che senso ha avere un avatar se poi questo non è diverso da noi? E diverso non vuol dire falso, semplicemente vuol dire diverso. Ossia che non corrisponde a noi come siamo normalmente nella vita reale di tutti i giorni. In fondo nel mondo reale non possiamo eliminare chi vogliamo, non possiamo adornare le nostre giornate come fossero diari, di sole cose che ci piacciono, dobbiamo tenerci anche il brutto, dobbiamo sopportare. La sopportazione, altro aspetto da tenere in conto. Nel mondo ideale di facebook non esiste sopportazione. Il nostro avatar non deve sopportare presenze sgradite né sofferenze fisiche. Un assaggio di come saremo dopo morti? Quando ci ricongiungeremo al nostro io? 

Il potenziale di questo luogo è altissimo. Ricordiamoci che facebook è utilizzato a scopi commerciali. Che si, possiamo fare quello che vogliamo, consapevoli però di essere studiati e spiati da chi ha interesse a capire i nostri gusti per spillarci soldi proponendoci  il prodotto commerciale più adatto alle nostre esigenze. E allora al diavolo la privacy, che ci spiino, che vedano cosa veramente vogliamo, che ce li spillino i soldi se serve a procurarci quello che vogliamo. Che vedano che condanniamo la violenza, che in fondo ci accontentiamo di cose semplici, che rincorriamo la bellezza, che ci piace sognare e disegnare, e che siamo creativi, siamo pensanti, siamo esigenti, non ci accontentiamo, non vogliamo accontentarci. Magari, giocando giocando, a furia di animare il nostro avatar, di accontentarlo, riusciremo ad avere un mondo reale più simile a come lo vogliamo. Diverso, e anche se diverso non vuol dire migliore, potrebbe volerlo dire. Infatti è da notare che si, il nostro avatar potrebbe essere più cattivo di noi, peggiore di noi, ma che se giri fra le pagine, fra i diari di Fb, quello che vedi è in generale lo sforzo di eliminare il brutto e di promuovere il bello (in senso lato). E poiché sono convinta che, come dicevo in un altro post, i pensieri siano fatti di materia se anche non siano percepibili ai nostri sensi, sono anche convinta che pensare, orientare i pensieri verso un luogo crei un superluogo, non nel senso che dicevo prima di superluogo simile a nonluogo, ma di super (=sopra) luogo, un luogo che sta sopra, un luogo fatto di pensieri che si crea sopra facebook, un luogo galleggiante (se ce lo dobbiamo immaginare) abitato dai nostri pensieri, una sorta di iperuranio platoniano, dove i pensieri, come fossero persone, si incontrano, si conoscono, si confrontano si influenzano, prima di ridiscendere verso di noi maggiormente sapienti. 
... Si conoscono, si confrontano, si influenzano. Questo per dire che vale la pena anche da avatar di cercare il bello nelle cose, di promuoverlo, di tentare di costruirlo, perché il raggiungimento del bello potrebbe (se anche non possiamo raggiungerlo - forse -possiamo sicuramente avvicinarci il più possibile ad esso) arrivare anche attraverso una via virtuale. Se è possibile generare un luogo virtuale da uno reale perché non potrebbe essere possibile l'inverso?

Ora, se avete avuto la pazienza di leggere, vi assicuro che nelle mie intenzioni per questa rubrica non c'era e non c'è di scrivere post così lunghi e aggrovigliati. Il prossimo, ve lo prometto, sarà più leggero, più breve, più fluido. Questo è stato determinato dai contenuti passati sulla pagina fb di ieri. E luogo è una parola complessa. 

Se vi va, alla prossima. :)

The Daily Facebook

Una nuova rubrica. Un'idea che mette insieme Facebook e Blog. Una sorta di Diario del diario di Facebook. Non però una cronologia, piuttosto un resoconto assolutamente NON obiettivo. Un esperimento. Una restituzione di quello che succede sulla mia pagina Fb (e sulle pagine dei miei contatti) giorno per giorno (o quasi). Una mappa quasi sentimentale, costruita su legami e logiche assolutamente personali. Messi insieme secondo una logica dichiaratamente arbitraria. Una visione palesemente distorta (e perciò sentimentale) di ciò che accade, di quello che vedo, di quello che attira la mia attenzione. Brevi storie che non vogliono essere punti di arrivo, ma s-punti di partenza.



"L'amore è cieco 
Dio è amore
Ray Charles è cieco
quindi Ray Charles è Dio".

Vinicio Capossela - Che coss'è l'amor