martedì 25 ottobre 2011

Milano. Pin-Up oversize posano per Giovanni Scafuro!

Se impugnando il cucchiaio vi accorgete che è completamente snodato, non temete, non siete i protagonisti di una candid camera.. state con più probabilità impugnando uno "Snodo" di Giovanni Scafuro, forse qualcuno ha organizzato un  "forkeat" a casa vostra!? Non sapete cosa sia un "forkeat"?! Se siete stufi di mangiare il brodo con il cucchiaio e avete sempre desiderato mangiarlo con la forchetta lo amate già, anche senza sapere di cosa si tratta!  

"Forkeat" è una esperienza multisensoriale da vivere a tavola, una cena-evento organizzata in giro per l'Italia in ristoranti goumet (o a domicilio!!) per una serata esclusiva in cui, grazie alle posate ideate dall'artista designer Giovanni Scafuro, potrete vivere il cibo e interagire con i commensali in maniera assolutamente inedita. Forchette più lunghe del solito, forchette con ampolle che contengono il condimento del piatto che si sta per gustare, cucchiai forati e cucchiai per scrivere con il cibo sono solo alcuni esempi. 

Le forchette di Scafuro non stanno solo a tavola, l'artista ne fa un vero e proprio oggetto di culto trasformandole in gioielli da indossare o in sculture dall'aria sognante. Sono l'oggetto prediletto ma non l'unico su cui l'artista opera le sue decontestualizzazioni, troviamo, infatti, tra le altre cose chiavi, frammenti di piatti in ceramica e sacchetti di plastica per la spesa (trasformati in anelli attraverso un processo di termosaldatura).

Scafuro, dunque, sottrae oggetti di uso quotidiano all'anonimato e li salva dal loro triste destino guardando ad essi con occhi nuovi, portandone alla luce l'inedita bellezza e riattivando la vitalità insita in essi destinandoli a nuovi contesti.

Le operazioni di riciclo operate da Scafuro sono caratterizzate da un'ironia spesso spiazzante che lascia trasparire le sue origini partenopee. Il legame con la città di origine talvolta salta prepotentemente fuori dalle sue creazioni come negli anelli "estratto semplice" ottenuti con i numeretti di legno utilizzati per il gioco della tombola. 

Trapiantato a Milano da qualche anno, l'atelier di Scafuro si trova in Via Montevideo, 4 (angola Via Savona), se passate di lì, vi consiglio di visitarlo, sicuramente non vi pentirete! ;)


Intanto per celebrare a modo mio le sue opere ho svegliato le mie "Pin Up Oversize" che dormivano in fondo al baule e che sono state felici di posare accanto alle opere di Scafuro. ;)



Protagoniste delle due queste illustrazioni (dall'alto in basso) sono le sculture "Riva fiorita" della serie "Ricordi" e "Inverno" della serie "Alberi". 

Per maggiori informazioni sull'artista e sulle opere consultate : http://www.giovanniscafuro.it


sabato 15 ottobre 2011

Un paese, mille città. Napoli alchemica, tra fuoco liquido e acqua.

Un paio di mesi fa circa, su Facebook, nell'aria discussioni della fanpage della rivista CasaFacile di Mondadori (attenti pare che Mr. Facebook abbia deciso di eliminare l'area discussioni dalle fanpage entro il 31 ottobre!!) una lettrice (Roberta Suardi) aveva richiamato l'attenzione su "Metropoli per principianti" di Gianni Biondolillo (Guanda, 2008) da lì, la redazione, tramite Nuccia Nunzella, ha rilanciato l'argomento chiedendo di ragionare sul proprio quartiere, sulla propria città come fosse un'estensione della propria casa e di portarvi a spasso un ospite virtuale. Ne è nata una discussione fitta fitta, hanno risposto in molti e con il cuore in mano hanno restituito un quadro complesso, dettagliato e variegato dell'Italia evidenziando il fatto che gioie e dolori sono gli stessi da nord a sud (alla faccia di chi insiste per la secessione!) e che il cuore degli italiani batte all'unisono, e che sotto sotto esiste ancora un po' di sentimento patriottico per questo piccolo grande paese!
I vari interventi sono stati tanto apprezzati dalla testata che sul numero di ottobre di CasaFacile ha dedicato  due pagine all'argomento. Nuccia Nunzella e Sara Sironi hanno cercato di sintetizzare e condensare i testi per riportare il maggior numero di interventi possibile. C'è anche un'estrapolazione dal mio intervento che riporto per intero più sotto. 
Proprio destinata a queste pagine ho avuto ancora una volta il piacere di preparare una illustrazione con la quale, rappresentando diverse e specifiche città tra quelle menzionate nella discussione, ho cercato di raccontare come i vari scenari (urbani e rurali, artistici e archeologici, antichi e contemporanei) si intreccino generando l'unicità del nostro paese.  

Illustrazione di Cristina Senatore,
 pubblicata sulla rivista mensile Casa Facile di Mondadori, Ottobre 2011 (pag. 183)



Napoli alchemica, mescolanza di fuoco liquido e acqua.

Napoli è una città che si fa odiare, piena di conflitti, sporca, maltrattata, abbandonata, bistrattata, spaccata ingrata verso le proprie bellezze, una città che ti fa rabbia, che prenderesti a schiaffi.. di cui tutavia non riesci a fare a meno, una città travolgente e sensuale, grondante di "erotismo estetico" (invento questa espressione che non significa niente ma che mi sale spontanea dallo stomaco), di una vitalità che toglie il respiro, una città troppo viva e vivace per essere vissuta, guardata, capita, una vitalità che ti entra dentro senza bussare, ti invade e non ti lascia più. Napoli è un miracolo vivente.. una città seduta col culo su un'enorme bomba ad orologeria, la più potente di tutti i tempi e luoghi conosciuti, che svolge le sue attività come se stesse comodamente seduta in poltrona! Questa città è una città di fuoco in tutti i sensi!! Per i vicoli stretti e attorcigliati del centro storico scorre ininterrottamente un magma invisibile che coinvolge tutto.. un fuoco liquido che entra nelle case, scende sotto terra, risale in superficie, si confonde con il sangue delle persone che camminano, che abitano, che passano per quelle vie.. fino a scivolare velocemente nel mare del golfo, nel mare che bagna le case, le sponde, che con il suo sciabordio infinito e rassicurante culla le barche, i cuori degli innamorati, gli occhi dei turisti lo stesso mare che talvolta squassa le vite. Questo incontro/scontro fra acqua e fuoco, fra mare e terra, viene combattuto continuamente nelle strade della città come nel sangue delle persone che ci sono nate. Impossibile placare l'eterno conflitto che genera la vita, ecco perché napoletani non si diventa, si nasce e ci si muore. 
Perciò il mio caro, virtuale, ospite lo porterei sul balcone di casa mia, che è come un corridoio aperto fra le nuvole (abito in un appartamento mansardato e il terrazzo è scoperto) sospeso, quasi galleggiante, in uno spazio ampio che da un lato corre verso le maestose (eppure di artificiale bellezza) fontane della reggia di Caserta e gli appennini dell'entroterra campano e dall'altro scivola verso il mare, verso la bellezza naturale e selvaggiamente pura, danza attorno al monte Epomeo (sommità dell'isola di Ischia) e si perde nel tentativo di raggiungere il Vesuvio. Al mio ospite mostrerei quello che si vede da casa mia e gli racconterei quello che non si vede affinché possa vedere col cuore l'essenza della mia città.. Sono sicura che poi in una folata di vento sarebbe in grado di cogliere il profumo salmastro del mare come succede a me (nonostante i vari km che mi dividono dalla costa)! Cristina Senatore



venerdì 14 ottobre 2011

giovedì 13 ottobre 2011

L'oceano mare e le città invisibili.

In "Oceano Mare", Alessandro Baricco scrive: "cosa diciamo quando diciamo: mare? Diciamo l'immenso mostro capace di divorarsi qualsiasi cosa, o quell'onda che ci schiuma intorno ai piedi? L'acqua che puoi tenere nel cavo della mano o l'abisso che nessuno può vedere?" ... Potremmo farci le stesse domande sulla città! In fondo la città è l'oceano sulla terra ferma.. è fatta anch'essa di superfici mobili e paurosi abissi. Potremmo chiederci se la città è quel gruppo di edifici abbarbicati qua e là sulle cime del mondo, o quella materia che si addensa in certi punti del globo per esplodere verso l'universo a soddisfare l'atavico istinto di catturare il sole. Se è quell'immagine che da lontano ci entra negli occhi come un miraggio irraggiungibile, oppure quel labirinto di dedali isolati, maleodoranti, affollati, vuoti, tristi, rumorosi, tetri, a scorrimento veloce o lento, larghi, stretti, sotterranei, luminosi e cupi che ci avvolgono e ci accompagnano dove vogliamo andare. 
È la città che ci contiene o siamo noi a contenere la città? Ma la città non siamo noi? Quand'è che nasce, che esiste una città? Quando la progettiamo su carta, la costruiamo con mattoni oppure quando varcando l'uscio di casa mettiamo in atto una serie di gesti che disegnano intorno a noi lo spazio nel quale incontriamo ed interagiamo con gli altri?

"È l'umore di chi la guarda che dà alla città di Zemrude la sua forma." Zmerude è una delle "città invisibili" di Italo Calvino, il quale, come egli stesso ha asserito in una conferenza che si è tenuta a New York nel 1983, ha scritto "qualcosa come un ultimo poema d'amore alle città". Sono convinta che non esistano tante città, ma che la città sia unica, estesa nel tempo e nello spazio, come un organismo che cresce e si evolve, che cambia forma a seconda di come cambiamo noi, che aderisce a noi come un indumento di lycra. E credo che la descrizione di Calvino della città, a cui egli dà tanti nomi, sia l'unica descrizione in grado di restituirne in qualche modo l'immagine, l'unica descrizione possibile, l'unica che potremmo usare per raccontare cosa sia "la città" al marziano che incontreremo fra qualche anno.   
Le città di Calvino che egli dice essere "inventate" sono in verità le più reali. Esse sono "invisibili" perché la città è realmente invisibile finché noi non decidiamo di guardarla, è anzi del tutto inesistente finché noi non la interpretiamo, non la animiamo, non la rendiamo visibile attraverso noi stessi. Noi siamo la città. Gli altri sono la città. La città esiste solo quando noi la guardiamo. 




martedì 11 ottobre 2011