mercoledì 5 febbraio 2014

The Daily Facebook del 5 Febbraio 2014_Il Corpo, l'Architettura, lo Spazio, la Superficie e la Pelle

Nel flusso di fb, in un certo momento, sono scorse insieme, comparendo in post diversi a poca distanza fra loro (spazio temporale, sulla timeline):
Il video che documenta la nuova campagna pubblicitaria di ProInfirmis "Nessuno è perfetto. Avvicinatevi"; L'artista Nick Bibby mentre lavora ad una scultura; una scultura di Alberto Giacometti legata al messaggio promozionale della mostra che avrà luogo da febbraio a maggio alla Galleria Borghese di Roma. Documenti da cui traggo le immagini che riporto sotto.




il CORPO



Attraverso il corpo conosciamo. Attraverso il corpo Ci conosciamo. 
Conosciamo noi stessi. Conosciamo tutto il resto. 


LA PELLE
La pelle è il luogo dove avvengono gli scambi.
Dove si da e si riceve. 
Si dà agli altri e si riceve dagli altri. Si dà sé stessi e si riceve sé stessi. 
Si riceve dall'esterno ma anche dall'interno di noi stessi. 

Sulla pelle Esterno e Interno si incontrano. 

In quello scambio, fra in-terno ed es-terno, noi esistiamo. 

Esistiamo sulla nostra pelle. Sulla superficie. La profondità è schiacciata sulla superficie, oppure meglio: la superficie è stratificata, è il risultato di una profonda stratificazione. 
Attraverso il corpo prendiamo e quella presa non è mai possesso è un attraversamento. Possedere significa lasciarsi attraversare. Nulla è fermo. Tutto scorre (anche se il fiume che scorre non passa!) 
Le cose non si possono afferrare perché non sono ferme, si possono sentire, perciò il possesso si identifica con un passaggio che è un attraversamento.   





es-TERNO / in-TERNO / e-TERNO / TERNO >> TER


esterno
estèrno agg. e s. m. [dal lat. externus, der. di exter o extĕrus «che sta fuori»]

interno
intèrno agg. e s. m. [dal lat. internus, der. di inter «entro, tra»]

eterno
etèrno (ant. ettèrno) agg. e s. m. [dal lat. aeternus, da aeviternus, der. di aevum «evo»; cfr. età]. – 1. agg. Che si estende infinitamente nel tempo, che non ha principio né fine

terno
tèrno agg. e s. m. [dal lat. ternus agg. «triplice», der. di tres «tre»

ter
ter avv. lat. (propr. «tre volte»).

TER >>> la divina Trinità

trinità s. f. [dal lat. tardo trinĭtas -atis, der. di trinus «trino»]. – La condizione, il fatto di essere trino, spec. con riferimento al mistero fondamentale del cristianesimo, l’esistenza in Dio di un’unica natura e tre persone (Padre, Figlio e Spirito Santo)...


***

[Al principio vi è l’1, che per vedere se stesso si scinde in 2 ma non perde la sua natura di 1.

L’1 e i suoi 2 fanno il 3.

Poiché il 3 è fatto dell’1 che si è scisso in due per vedere sé stesso, ogni tre è fatto di tre uno di cui due (l'1 e il 2) guardano nel verso opposto al terzo 1.

L’1 si riflette nei suoi 2 (quindi i due guardano nella direzione opposta all’uno) come se fra di essi vi fosse uno specchio.

L’1 non ha cognizione di sé se non si vede (l’interno è interno perché esiste un esterno, se non esiste nessun esterno non esiste nessun interno),

poiché l’1 si vede solo se si fa in 2, non esiste l’1 senza il 2 e ovviamente non può esistere il 2 senza l’uno, visto che il due è fatto dell’uno che si fa in due.

E poiché l’1 e il 2 nel momento in cui esistono danno luogo al 3, non esiste 1 senza 2 (né senza uno) e non esiste 2 senza 3 (né 1 senza 3, né 3 senza 2 e 1)]


***
Nell'incontro fra esterno ed interno esistiamo noi, nel mezzo, 
la nostra esistenza è con la sua stratificazione schiacciata sulla superficie*, sulla pelle.
Tutto quello che avviene avviene in superficie.

***



Il corpo è un'Architettura ed è il primo Spazio che tentiamo di abitare.
Scaviamo nel corpo con la nostra esistenza come nella pietra per ricavare una caverna.

Indossiamo il corpo. Abitiamo il corpo. E poi con il corpo abitiamo ogni altro spazio.

Vestiamo il corpo con lo spazio, lo vestiamo di spazio, lo abitiamo - lo spazio - attraverso il corpo.




Come un fiume si scava il suo percorso nel terreno e quello scavare corrisponde all'esistenza del fiume, così noi vivendo scaviamo il corpo e in quello scavo e in quello scorrere si verifica la nostra vita.

La nostra esistenza come quella del fiume è quello che è in ogni momento in cui lo è e si porta dentro tutto quello che incontra e questo trascinare diventa una stratificazione.

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NOTE
*in Architettura, sulla stratificazione della superficie vedi anche B. Servino

su architettura e spazio da vedere anche Lars Spuybroek, L'architettura del Continuo, Deleya Editore. 
su corpo e spazio interessante da vedere Rudolf Steiner

giovedì 2 gennaio 2014

COPIO, INCOLLO, LEGGO e SOVRA-SCRIVO. Lettura inter-attiva del San Sebastiano di Lorenzo Lippi.


Lorenzo Lippi, Saint Sebastian, c. 1628-40




Copiato e incollato da (Facebook, pagina dei Musei Italiani) QUI

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LippiLorenzo. - Pittore e poeta (Firenze 1606 - ivi 1664). Allievo di M. Rosselli, si distinse per un sottile verismo e un accurato studio della luce, raggiungendo felici risultati (...) Cominciò durante la dimora a Innsbruck e continuò a limare fino alla morte il suo poema burlesco Il Malmantile racquistato (post., con lo pseudonimo anagrammatico diPerlone Zipoli1676) (...) Il poema, ricco di motti e proverbi fiorentini e della vivacità, comicità, malizia del parlar popolare, è corredato da note di Puccio Lamoni (anagramma di P. Minucci) d'erudizione linguistica e folcloristica.
Copiato e incollato da (Enciclopedia Treccani on line) QUI

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La leggenda del soldato martire dal corpo efebico e glabro ha interessato pittori e scultori di ogni era, il che ha portato a concentrare gli artisti sull'iconografia del santo nudo dalla bella anatomia a discapito di quella del militare maturo. Il santo era tra l'altro una delle poche figure nude che avevano il diritto di stare in una chiesa.
Copiato e incollato da (Wikipedia) QUI

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Un'unica freccia trapassa l'ampio e muscoloso torace di questo scultoreo San Sebastiano, a cui Lorenzo Lippi ha voluto riconoscere la più elevata e superiore dimensione di marmo antico, fissando nella luce la sua eterna postura ed evitandogli così il decadimento e la decomposizione delle carni.
Scoccata dall'alto verso il basso, la punta e parte del corpo legnoso gli entrano nel costato poco sopra il cuore, subito sotto la clavicola, segnando il perlaceo e traslucido avorio dell'incarnato, con una minimale fuoriuscita di scuro sangue rappreso e un'essenziale ombreggiatura.
Gli imponenti volumi di questo mezzo busto, ruotato verso sinistra e leggermente in tralice, posto davanti, in assoluto primo piano, escono prepotentemente dalla tela, immersi in una luce chiarissima e rarefatta che proviene dall'alto, con un taglio obliquo da destra a sinistra, mentre un intenso e sapiente uso del chiaroscuro gli dona una eccezionale tridimensionalità e una forte profondità prospettica, che lo distacca completamente dallo sfondo scuro.
Chiari stilemi di una Testa dalle caratteristiche assolutamente Fiorentina, sicuramente derivanti da soluzioni formali introdotte e sviluppate originariamente già da Giovan Battista Naldini e da Alessandro Allori, rivisitate da Lorenzo Lippi, che qui le personalizza in chiave arcaizzante e purista, incastonandole nel perfetto cerchio di una sottile Aurea luminosa e dorata, posta contro il nero sfondo di un tronco immaginario, ai cui lati le foglie e le frasche sono delineate dalle lingue blu di uno scuro cielo terso.
Copiato e incollato da (Wikipedia) QUI

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Ma perchè tale è l'umana miseria, che a gran pena si trova alcuno, per altro 
virtuoso, che alla propria virtù non congiunga qualche difetto, possiamo dire che il Lippi, più per 
una certa sua natural veemenza d'inclinazione che per altro, in questo solo mancasse, e facesse 
anche danno a sè stesso, in essere troppo tenace del proprio parere in ciò che spetta all'arte, cioè 
d'averne collocata la perfezione nella pura e semplice imitazione del vero, senza punto cercar quelle 
cose, che senza togliere alle pitture il buono e 'l vero, accrescono loro vaghezza e nobiltà: la qual 
cosa molto gli tolse di quel gran nome, e delle ricchezze, che egli avrebbe potuto acquistare, se egli 
si fosse renduto in questa parte alquanto più pieghevole all'altrui opinioni.
Copiato e incollato da (introduzione a "IL MALMANTILE RACQUISTATO") QUI



LETTURA TRAMITE IPAD, RI-LETTURA INTER-ATTIVA

L'ombra di un dritto naso, scurisce il labbro superiore sinistro, e due grandi tumidi occhi scuri, finimente rifiniti e particolareggiati nei minimi dettagli, come il leggero arrossamento dato al condotto lacrimale interno, o al contorno cigliare inferiore, sono pateticamente rivolti verso Dio, in una composta e serena sofferenza.
Copiato e incollato da (Wikipedia) QUI



Un San Sebastiano trafitto strategicamente che se gli togli, senza troppo sforzo, alcuni elementi fondamentali alla narrazione della vicenda del Santo ottieni un'altra storia. 

Poche gocce di sangue nascoste nell'ombra e una sottilissima aureola per celare una vicenda più umana e pure più sconveniente da narrare delle gesta di un Santo. L'anteposizione di santità per salvare dalla distruzione la narrazione non meno intensa e degna di essere narrata di un Sebastiano qualunque

Togli il sangue, l'esile cerchio di luce e le inutili frecce nella mano del giovane. Resta un meraviglioso corpo che a rifletterci non sai nemmeno bene se è maschile o femminile. Il torace ti suggerisce che è di un ragazzo ma il bacino sembra essere più accomodante e ampio come quello di una donna. La bocca carnosa non ha genere. Serve solo a trasferirti in bocca la sensazione di bocca, a farti sentire, mentre guardi la percezione delle labbra. è disorientate e perfetto per l'immedesimazione. è la storia di un corpo, della sua carnalità in bilico sulla coppa del desiderio. 

Il corpo è incurvato e proteso verso la mano che in basso si rivolge al sesso. Il pollice della mano in alto preme contro la carne del petto per rallentare l'allungamento delle altre dita che con delicata timidezza si aprono frementi verso il capezzolo eretto. La bocca nell'inseguire e precedere con l'immaginazione il desiderio si lascia andare ad una semi apertura molle. L'attimo fermato è quello eccitante del corpo che ardendo di desiderio indugia perché in quell'attesa allunga il piacere, aumenta l'immaginazione, si sensibilizza il corpo. 

Nell'incontro con il proprio corpo si possono incontrare tutti gli altri che si vuole. Anche un corpo identico al proprio, per i narcisisti innamorati di se stessi. 
Sulla pelle avviene l'incontro con l'altro. E l'incontro con se stessi. La pelle serve a sentire ma è essa stessa contemporaneamente oggetto che tramite il tocco sentiamo. Tutto avviene in superficie. Quello che ci succede dentro è il riflesso di quello che accade sulla nostra superficie. Ogni profondità ha la sua superficialità. 

Tra l'erotismo e l'autoerotismo la differenza non è fondamentale. Si può stare con un altro e sentire unicamente se stessi, usare l'altro per avere percezione di sé. Si può incontrare se stessi e immaginare di toccare un altro. Quello che conta è il viaggio attraverso la carne che passa per la pelle e attiva sentimenti e sensazioni, paure e desideri, fremiti e dolore e tutto quello che ci rende umani e ci fa sentire vivi. Che ci scuote dal torpore dell'insensibilità.  

Se nel 1600 a uno gli veniva la voglia di raccontare una storia di erotismo o di autoerotismo l'opera anche magnifica avrebbe trovato probabilmente la distruzione, i santi no, quelli non si toccano. 

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Di fatto la mia rilettura è totalmente arbitraria. potrebbe non essere affatto quello che sembra a me. potrebbe non essere che un innocente SanSebastiano colmo di misericordia e grazia come lo descrivono. La mia operazione non mette e non toglie niente al dipinto, alla storia del dipinto e all'autore, è del tutto trascurabile. Praticamente perfettamente inutile. Serve, la mia operazione, solo a me. A fare un viaggio diverso. A godere senza pregiudizio un'opera. A tenere gli occhi liberi dal condizionamento. A provare sensazioni, immedesimandomi in una storia diversa, intense e diverse da quelle che mi vengono propinate dal perbenismo e dal timore reverenziale richiesto dal titolo. Lascio liberi gli occhi di vedere quello che vogliono. Mi immedesimo in quello che vedo. Lo vivo. La pittura (la rappresentazione e in senso ancora più lato il disegno) mi serve, serve me. Io uso quello che vedo per ampliare la mia esperienza. L'immagine mi traghetta in luoghi di me esistenti e insieme sconosciuti. Oppure forse quei luoghi li crea, non lo so. Di fatto io attraverso quella immagine ho una diversa percezione delle cose. Cambio me stessa. è questo il potere dell'immagine, del disegno da un lato e della lettura, della capacità di immedesimazione dall'altro. Contro l'assuefazione tenere attivati gli occhi e distruggere il pregiudizio per viaggiare fuori di sé. E a chi sa disegnare, la responsabilità doppia e l'invito ad usare con cuore e consapevolezza l'arma potentissima del disegno. 

venerdì 12 luglio 2013

La Prima, la Seconda Realtà e l'Ombra

di Cristina Senatore

Qualche giorno fa camminavo con mia figlia giulia (di due anni e mezzo) all'ombra di un muro.. mentre camminava si è guardata intorno e mi ha chiesto: "mamma dove è finita la mia ombra?"

Se lo è chiesto come se sparendo l'ombra si sentisse un po' sparita anche lei, un po' meno consistente. E invece il suo corpo era della consistenza di sempre e la sua ombra non ha smesso di esistere nemmeno un attimo, si era solo disciolta nell'ombra più grande del muro... Ombra nell'ombra senza possibilità di distinzione fintanto che erano unite in una.

Dora Maar Assia, 1934 Gelatin Silver Proof 26,4 × 19,5 centimetri 
© Meguerditchian Georges - Centre Pompidou, MNAM-CCI © ADAGP, Paris 2012.

L'ombra è la seconda realtà, esiste una prima realtà (che se esiste, e nel momento stesso in cui esiste, genera ombra) di cui essa - l'ombra - fornisce una immagine deformata. La prima e la seconda realtà sono gemelle diverse, figlie di una stessa madre, legate dalla stessa sorte (alla nascita dell'una nasce l'altra, alla morte dell'una muore l'altra) ma che vivono due vite diverse, raccontano, incarnandole, due storie diverse. 

[L'Equilibrio è dato dalla tensione (bipolare, dicotomica) che si genera fra due realtà riflesse ma diverse (uguali ma non identiche), ognuna con una propria autonomia di senso eppure ognuna dipendente dall'altra, in modo tale che se una delle due viene meno, viene meno l'altra e resta solo lo specchio che senza svolgere la sua funzione smette di essere uno specchio e finisce per non esistere. - http://ilbaulevolante.blogspot.it/2013/06/la-realta-specchiata-e-la-realta.html]






In Antropologia...
L’ombra è connessa con molteplici credenze, basate probabilmente sull’idea dell’indissociabilità di una qualsiasi realtà da una sua estensione. Sono spesso ritenute prive di ombre tutte le realtà appartenenti al mondo degli inferi che non partecipano della vicenda solare (gli dei della morte, i demoni, i morti stessi); in alcune religioni l’assenza della propria ombra è il segno dell’esistere in un eterno meridiano (tra alcuni popoli dell’Africa occidentale equatoriale non si esce a mezzogiorno per timore di non aver ombra) proprio perché ciò indica l’acquisizione di un’esistenza non soggetta alla vicenda del mondo.



Il teatro d’ombra nasce più di 2000 anni fa in Cina o Indonesia (non si conosce la vera origine geografica) e affonda le origini in tradizioni ancora più antiche legate probabilmente alle pratiche magiche operate dagli stregoni con l'intento di preservare ed aumentare la propria posizione di prestigio presso la comunità. Figurine ritagliate in diversi materiali venivano illuminate e mosse dietro un telo bianco, il pubblico dall’altra parte non ne vedeva che il profilo, per molti secoli queste rappresentazioni furono riservate ad usi religiosi, nelle grandi feste sacre dei calendari religiosi, per evocare i morti o scacciare gli spiriti. Il loro grande successo di pubblico permise il passaggio verso le rappresentazioni ad uso ludico, e la loro diffusione in altre aree geografiche, quali Mongolia, Turchia, Persia, Egitto, etc. Verso la metà del 1700, grazie ad alcuni missionari che tornavano dalla Cina, quest’arte arrivò in Europa.

Focomposizione e grafica di Cristina Senatore 
con Foto di Daniel Masclet e Disegno della Cupola di San Pietro, attribuito a Michelangelo



venerdì 21 giugno 2013

L'InFinito nel Finito

L'infinito è nel finito

l'InFinito = quello che sta dentro al Finito





Immagine tratta dalla pagina fb di 3dfirstaid visual architecture



Poiché tutte le cose che esistono sono strette fra loro in rapporto di Causa ed Effetto (dove per ogni causa esistono molti effetti e dove la causa è essa stessa effetto) camminando ogni volta nelle due direzioni opposte (dell'affermazione e della negazione, della cosa e del suo contrario, al di qua e al di là dello specchio) per ogni causa si possono calcolare tutti gli effetti e da ogni effetto si può risalire alla causa. Ogni cosa è calcolabile. 

Ma poiché l'Universo non è fermo (è in continua mutazione e le cose si muovono le une dentro alle altre, poiché tutto è materia), seppure finito e calcolabile è inafferrabile e dunque non essendo per noi afferrabile, essendo il calcolo che lo conterrebbe troppo complesso per noi, non contenendolo, ci pare Non-Finito, ossia Infinito. 


Rilievo di un Croissant, di Enric Miralles


martedì 18 giugno 2013

La Realtà Specchiata e la Realtà Riflessa_Lo Specchio e l'Equilibrio dell'AnImA

Lo stesso zio, fratello defunto di mio padre, del quale serbo pochi ma lucidissimi ricordi, che una volta, diversi anni fa, venutomi in sogno mi disse una frase per me all'epoca incomprensibile che però mi affascinò tanto che la ricordai anche da sveglia (in realtà ricordo che nel sogno la ripetei appena dopo averla sentita molte e molte volte per non dimenticarla in attesa di svegliarmi) e la trascrissi subito, appena prima che il sonno dileguandosi la portasse via: "l'Individuo è dentro all'Anima, chiedi a lui che ti risponde", quello stesso zio quando ero molto piccola mi andava ripetendo un pezzo di una filastrocca napoletana, a me come a tutti i nipoti, la raccontava come una favola quando voleva acquietarci ad esempio oppure come a farci un regalo.. "Ce steva 'na vota nu' viecchie e na' vecchia n'copp a 'nu monte dinto a 'nu specchio..." a me sembrava l'inizio di una favola fantastica e attendevo sempre che continuasse, ma lui, lo zio, ogni volta si fermava.. e mi lasciava sospesa, gli chiedevo perché, che facessero i vecchi lì, ma non mi rispondeva, sorrideva e basta.. e io per anni mi sono chiesta che facessero quei due vecchi su un monte nello specchio.. Poi lo zio è morto, la storia è rimasta seppellita in me come un ricordo caro e nient'altro non ci ho più pensato.. finché qualche mese fa mi sono imbattuta - per caso - nella filastrocca intera che fa così: 

«Ce steve 'na vota 'nu viecchie,
e 'na vecchia areto a 'nu specchio,
areto a 'nu monte...
Statte zitte che mò tu conte.
E tu conte dint' 'a tiana,
mammeta e patete i ruffiani»


E adesso, in un presente che non so bene quando è cominciato, le parole specchio e anima si uniscono nella mia testa e risvegliano, unendoli fra loro, questi due ricordi che finora mi sembravano slegati.

[... se io sono paranoica, la mia paranoia, mi accorgo, gira in cerchio ma non muore su sé stessa, come un vortice avido ed affamato assorbe tutto quello che mi accade, senza essere mai sazio] 


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A me della parola ANIMA è sempre piaciuto che inizia con la A e termina con la A. Che dentro ha una N e una M e la M è una N con una lineetta in più, una N fortificata, e la N una M indebolita, con una lineetta in meno e che AN e MA sono speculari e in mezzo c'è una sottilissima lettera I una lineetta semplice che è un passaggio sottile tra le due parti riflesse e unite in cerchio infinito dalla A. La A è l'inizio e la fine. L'inizio e la fine corrispondono e si rincorrono in un viaggio infinito. [Dai miei vecchissimi appunti - 1996 ca]

E perciò scrivo anima così: A n I m A, da cui viene la schematizzazione grafica* che segue: 
che, come spiegavo nel post precedente a questo, messa così - l'anima - sembra la rappresentazione di una Bilancia  i cui piatti sono in Equilibrio pur essendo appoggiati su di essi due pesi diversi (N ed M). 

[e dicevo che seppure nel dizionario di italiano al termine latino "aequus", dal quale insieme a "libra" (bilancia) deriva la parola equilìbrio, si fa corrispondere il solo significato di "uguale", in realtà presso gli antichi esso aveva anche valore di favorevole, propizio, retto, equo, imparziale, conveniente e che "aequum est" significava: è giusto, è conveniente, è naturale, è ragionevole** e che per questo motivo appare lecito pensare che due piatti di una bilancia per essere in equilibrio possano avere su di sé due pesi non per forza uguali (nel senso di identici), ma convenienti, giusti***]



L'AnImA  messa/scritta/vista così non solo sembrerebbe essere una bilancia, ma anche parrebbe includere  quei pesi che posti sui propri piatti attivano la sua funzione - di bilancia - pesi che non sono pesi qualunque, ma sono Pesi specifici, precisi cioè (proprio quei pesi e non altri, con quelle caratteristiche e non con altre) che sono in grado di mettere in Equilibrio la bilancia, pure nella loro diversità che non è generica ma anch'essa specifica. 
L'origine della diversità dei pesi (giusti, che cioè generano l'Equilibrio) e la sua - della diversità dei pesi - qualità intrinseca si manifesta attraverso le caratteristiche dei pesi stessi: cioè nella loro Forma e nella loro Posizione all'interno della parola: i due pesi (la N e la M) sono speculari rispetto ad un asse (la I) seppure A-simmetrici (la N e la M sono due segni oltre che suoni che sembrano l'uno la trasformazione dell'altro per mezzo di una leggera eppure significativa variazione), come a dire che:  

L'Equilibrio è dato dalla tensione (bipolare, dicotomica) che si genera fra due realtà riflesse ma diverse (uguali ma non identiche), ognuna con una propria autonomia di senso eppure ognuna dipendente dall'altra, in modo tale che se una delle due viene meno, viene meno l'altra e resta solo lo specchio che senza svolgere la sua funzione smette di essere uno specchio e finisce per non esistere.

Dunque l'AnImA comprende in sé le due Realtà opposte/riflesse (N, M: pesi sulla bilancia), lo Specchio (la lettera I) ed essa stessa (la parola nella sua interezza così come è) incarna l'Equilibrio degli elementi che la compongono includendo dunque il criterio che genera l'Equilibrio (le lettere che la compongono, proprio quelle, e la loro disposizione -speculare- a formare la parola AnImA), e siccome lo Specchio nel quale si specchiano le due realtà è anch'esso reale, poiché tutto ciò che esiste (anche le cose immaginarie - che è possibile immaginare -) è reale e tutto ciò che è reale esiste e che fuori dall'esistenza nulla esiste né persiste, che qualcosa per non esistere deve semplicemente NON esistere, l'AnImA corrisponde a tutto ciò che esiste, ossia alla Realtà e la Realtà è contemporaneamente specchiata (dotata di specchio) e riflessa. 

Dunque poiché tutto ciò che esiste corrisponde all'AnIma, ogni cosa è dotata di Anima, anzi ogni cosa è un pezzo dell'AnImA (che è il Tutto) > è la quantità di energia (disgregazione e aggregazione della Materia in Forma) nelle cose che esistono (e non è vero che tutte le cose sono cariche di energia?)  che determina la "natura" ossia la Forma precisa delle cose che le fa essere quello che sono e non altre cose. 

E siccome la A segna l'inizio e anche la fine dell'AnImA, è l'inizio ed è la fine, Inizio e Fine corrispondono e si rincorrono in un viaggio infinito/moto infinito, moto che, andando da A ad A, ha andamento circolare  descrivendo così un circuito, e poiché il circuito è un percorso che si svolge lungo una circonferenza chiusa è necessario precisare che seppure appare chiuso il Cerchio che l'AnimA con il suo andamento disegna, esso non è realmente chiuso, non muore cioè su se stesso. L'AnImA infatti è ferma nello stesso posto ma è Pulsante. E la Pulsazione genera cerchi nei cerchi che appaiono chiusi ma sono gli uni negli altri, gli uni legati agli altri da legame concreto eppure invisibile, come i cerchi concentrici che genera un sasso lanciato nell'acqua. Nella Pulsazione la Materia dell'AnImA si rigenera - la trasformazione avviene dentro alla Materia, cosa da cosa, forma da forma - e Vive.







Universo Elettrico (dagli appunti di Pamela Ferri nella sua pagina FB)



Costellazione del Cigno 

(dallo studio/progetto "L'Ang(e)lo e l'Ang(o)lo: Dall'universo al suo inverso_"Stuttura (x)enzero" di un Sistema Sferico di Pamela Ferri_Palermo_2013_dalla sua pagina facebook)




La Materia (Il Padre), tutte le sue possibili combinazioni (il Figlio) e contemporaneamente tutta l'Energia che serve ad attuare le trasformazioni in seno alla materia (lo Spirito Santo) = Dio (uno e trino) (>vedi post precedente qui)
Poi Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbia dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra". Dio creò l'uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. (Genesi 1:26-28)

"a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza" (mi piacerebbe sapere quali erano le parole che almeno dal greco sono state tradotte così in italiano), se Dio ci ha fatto a sua immagine (tralasciando qui la questione della creazione) e Dio è Infinito, e Noi siamo a sua immagine ma Finiti, Noi e Dio non siamo due realtà riflesse ma diverse, tali che se viene a mancare l'una viene a mancare l'altra? 
"E chi osserva i suoi comandamenti dimora in Lui, ed Egli in esso. E da questo conosciamo ch'Egli dimora in noi: dallo Spirito ch'Egli ci ha dato". (1Giov 3:24)


Se venisse a mancare Dio (come Tutto nel quale Anima e Materia coincidono e contemporaneamente sono dotate di Sapienza - capacità di orientare la materia - e Coscienza piena del proprio stato di fatto, delle proprie molteplici - per noi infinite - possibilità di aggregazione/disgregazione e mutazione) Noi verremmo a mancare in quanto verremmo ad essere Animati dal Nulla.
Si potrebbe a questo punto pensare che se venissimo a mancare Noi, Dio essendo Dio potrebbe continuare ad esistere, ma se dò valore al fatto che Noi siamo a immagine di Dio e dò per buono il ragionamento di sopra sull'AnImA che tiene in Sé l'immagine e lo specchio e che il suo Equilibrio dipende dal funzionamento di quello specchio per via di due realtà riflesse e della loro specifica A-simmetria (e mentre scrivo A-simmetria, penso che quella di "asimmetria" è un'alfa privativa, sembrerebbe privare, in realtà è innanzitutto un'alfa!), ne ottengo che se venissimo a mancare Noi, Dio si specchierebbe in una immagine imperfetta, ossia non dotata di quella imperfezione utile (giusta, ossia equa) ad attivare la A-simmetria che all'interno dell'AnImA mantiene l'Equilibrio. Senza Equilibrio viene meno (Il) Tutto.

Non vorrei, è proprio il caso di dirlo, arrampicarmi sugli specchi, non risolvo io il ragionamento sull'anima, lo faccio per me stessa, mi racconto una storia, spinta da quell'istintivo dissenso, disequilibrio che sento dentro quando leggo qualcosa sull'anima, ragiono per trovare il mio di equilibrio, ma poiché sto ragionando e il ragionamento è un pettine al quale vengono i nodi, e i nodi si sciolgono solo nella onestà piena, altrimenti il ragionamento non ha senso (né il ragionamento in sé né il farlo), non si deve avere paura ragionando di arrivare ad un punto morto e dichiarare non valido tutto il discorso, non lo si deve forzare -il discorso -da nessuna parte per farlo quadrare, se viene viene, altrimenti si ricomincia da capo e non è mai tempo perso, per esserci nel frattempo stratificati..  Insomma devo dire che arrivata a questo punto, perché il ragionamento non cada come un castello di carte, devo dire che è valido solo se credo che Dio (e qui vengo alla questione della creazione) e Noi abbiamo iniziato la nostra esistenza nello stesso momento. Ossia che Dio non è un Dio creatore. In realtà ancora prima di fare questo ragionamento sullo Specchio, ora che ci penso, lo avevo già affermato quando ho detto (altrove) che: 

L'Eternità è Eterna. Non ha principio né fine, è tutta lì, non si muove, è ferma (ferma ma pulsante/viva!). 
Il Tempo è tutto trascorso. Tutto quello che doveva accadere è già accaduto. Eppure è vero che non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume, che non si può toccare due volte la Materia e trovarla nel medesimo stato, è vero che tutto diviene (nella pulsazione si ri-genera) all'interno dell'immobilità perenne (da forma nasce forma, da spazio nasce spazio, da cosa nasce cosa).
Il Tempo non è una misura lineare, non scorre, non va avanti, è già tutto trascorso, è lì. Si muove dentro se stesso ed essendo fatto - il Tempo - di Materia (come tutto ciò che esiste - le cose visibili e invisibili, dunque anche il Tempo -) ed essendo - la Materia - agitata al suo interno in modo tale che le sue agitazioni (che si manifestano attraverso la Forma) sono legate fra loro da rapporti di causa ed effetto e che per ogni causa si possono avere più effetti, il Tempo - che non è lineare - è fatto di molte dimensioni parallele (tutti i possibili effetti di una stessa causa, che è essa stessa effetto > uovo/gallina/uovo > A n I m A > cerchio)
"perché molti falsi profeti sono usciti fuori nel mondo. Da questo conoscete lo Spirito di Dio: ogni spirito che confessa Gesù Cristo venuto in carne, è da Dio; e ogni spirito che non confessa Gesù, non è da Dio, e quello è lo spirito dell'anticristo, del quale avete udito che deve venire; ed ora è già nel mondo". (1Giov 4:1-3).
L'Anticristo è tutto ciò che nel mondo (meglio se dico tra gli uomini poiché non è detto che esista un solo mondo degli uomini) mira a rompere l'Equilibrio, a mandare in frantumi lo Specchio****, ossia a spezzare quella A-simmetria che rende all'AnImA l'Equilibrio. Ciò che rompe l'Equilibrio dell'A-simmetria equilibrata è lo spostamento della N verso la M o viceversa, ossia dell'Uomo verso Dio, attraverso la prevalenza, per mezzo dell'accrescimento del Potere (rafforzamento della N/ o indebolimento della M se si pensa all'indebolimento degli altri uomini), di uno o pochi uomini sugli altri, per via della non accettazione del principio di uguaglianza fra tutti gli uomini (pure nelle loro diversità = "aequum est": è giusto, è conveniente, è naturale, è ragionevole).

(**** Non è vero che nella cultura popolare, nella quale è sciolta seppure inquinata, la sapienza che gli uomini hanno raggiunto nel tempo, rompere uno specchio porta S-fortuna? Sono molte le credenze popolari, a ben vedere che mettono insieme l'anima e lo specchio, ad esempio a Napoli ancora si copre lo specchio quando c'è un defunto perché si crede che l'anima possa restare intrappolata nello stesso..)

Quando ho cominciato a studiare filosofia al liceo ho creduto che Gesù - non ho mai negato dentro di me la sua esistenza fra gli uomini riconoscendo la sua importanza come quella di Maometto o di qualunque altra figura carismatica- fosse un filosofo molto sapiente. Successivamente ho creduto che potesse essere - avendo del Tempo fino a qualche tempo fa una concezione lineare - un uomo venuto dal futuro per salvare l'umanità. Ma non ero mai troppo convinta. Adesso sono portata a credere che sia stato un Uomo molto sapiente (in grado più degli altri di sentire la sua collocazione nel Tutto e di entrare in comunione con il Cosmo, muovendosi al Ritmo Sacro che lo fa pulsare, fino a gestire - inlfuire sapientemente - sulla Materia intorno attraverso la propria quantità di Materia), figlio di Dio certamente, visto che lo siamo tutti, che comprendendo che l'Equilibrio è necessario al funzionamento e alla esistenza del Tutto e varcando le porte delle dimensioni temporali parallele, abbia sentito il dovere, per puro Amore filantropico, ossia per profondo Amore Proprio, ovvero per Altruismo e dunque per puro Egoismo, visto che per salvare se stessi si deve salvare tutti, si deve cioè Amare per mantenere in vita l'Equilibrio del Tutto, di condividere la propria capacità di sentire per orientare il sentimento degli altri. 

* La rapresentazione grafica della parola AnImA la devo a Pamela Ferri, perché la riflessione da cui nasce giaceva da anni nei miei appunti, pure essendo costanemente presente in fondo ai miei pensieri e tirata fuori in un commento su facebook in risposta a Pamela in uno dei nostri tanti scambi è stata lei a chiedermi di disegnarla, perché a disegnarla non avevo mai pensato. Dal disegnarla a completare le riflessioni intorno all'anima, il passo è stato lo stesso. Grazie Pamela Ferri, meravigliosa compagna casuale di viaggio che con il suo preziosisssimo e ancora non del tutto svelato lavoro di ricerca si presta al confronto e nel confronto supporta e alimenta la fantasia per voli da compiere nello spirito, senza limitazione alcuna!

** fonte: dizionario di latino Calonghi

*** Il giusto è giusto perché è il solo possibile > il solo possibile è l'esistenza, oltre l'esistenza non esiste nulla, non persiste nulla > dunque il giusto corrisponde al sacro, ossia all'inviolabile, perché se violi l'esistenza la comprometti e ne va dell'esistenza stessa.  [dai miei appunti sulla "Green [marbles] cathedral" di Beniamino Servino_http://www.facebook.com/notes/cristina-senatore/appunti-di-partenza-sulla-green-marbles-cathedral-di-b-servino/10201266321049285]





domenica 16 giugno 2013

Dio: l'Infinito nel Finito e l'Anima allo specchio

(di cristina senatore)

Portatevi un attimo con la mente in uno dei posti che dall'alto dominano il panorama di una città. Ascoltate e concentratevi sul fatto che dalla città non arriva, perché siete lontani, nessun rumore, nessun suono, nemmeno forse un movimento. Lontana sotto di voi e sotto i vostri occhi la città appare distesa, quasi perfettamente immobile e muta. Provate ad entrare in quel silenzio e in quella immobilità apparente, a fare con la mente uno zoom in un punto preciso, magari in una via che conoscete bene, considerate di quel disegno complicato che avete sotto gli occhi e che è la città, un singolo frammento, che da dove siete vi apparirà un puntino, ma voi sapete che si tratta di metri e metri cubi di un edifico ad esempio. Provate ad immaginare, come se dall'alto poteste vederlo (in fondo lo state guardando!) quello che in quel momento sta accadendo in quel solo edificio, di quanti 3 piani e 6 appartamenti?.. il signore del 3° piano sta facendo la doccia (la sentite l'acqua che scende nei tubi? e sentite anche ogni singola goccia cadere sulla ceramica?), mentre la moglie stira e si scotta un dito e il bambino piange e una mosca vola e una formica gira l'angolo di un battiscopa a rincorrere una mollica caduta e la sua compagna muore schiacciata dall'altro bambino che innocentemente gioca con palla che con un balzo cade dalla finestra e urta un passante che urla e disturba gli inquilini del primo piano che stanno facendo l'amore dopo avere litigato.. 

Le cose succedono più in fretta di come voi ve le immaginate e nel mentre ve le siete immaginate in quel piccolo puntino della città che avete considerato sono successe molte, molte più cose che hanno generato molte e molte altre cose.

Adesso ri-allargate lo sguardo a tutta la città e pensate a quante cose state guardando senza vederle, a quante cose stanno accadendo sotto i vostri occhi nel momento preciso in cui voi le guardate senza poterle vedere. Fate per un attimo finta di poterle anche vedere, tutte. Provate a pensare a come sarebbe poterle  oltre che vedere, considerare tutte insieme, capirle tutte insieme mentre si verificano. Tutte le cose a tutti i livelli (dalla più ampia superficie alle più piccole particelle che fanno le cose e gli esseri).. averne cioè piena coscienza, piena coscienza delle cose che esistono, di come si trasformano ognuna attimo per attimo, piena coscienza di tutto quello che avviene e di tutti i legami di causa ed effetto. Di tutta quella materia e insieme di tutte le sue mutazioni. Adesso estendete questo pensiero a tutte le città che conoscete e oltre fino a considerare per un istante l'intero universo nel quale tutto, in ogni attimo, si muove e attimo dopo attimo si trasforma senza potere essere mai uguale.

Probabilmente avrete, a pensarci profondamente, un capogiro. Almeno io l'ebbi. E conclusi per me stessa che quello che avevo sotto gli occhi era un pezzo di infinito e che l'infinito è nel finito. Perché è tutto lì, calcolabile eppure impossibile da calcolare, impossibile per noi. E mi sono detta che Dio esiste ed è vivente e consiste contemporaneamente di tutta la materia di cui sono fatte tutte le cose e di tutta l'energia che serve a muoverla e a trasformarla e insieme è quel calcolo per noi impossibile che è la coscienza piena di tutta la materia e di tutte le trasformazioni che la agitano attimo per attimo. 
Noi che facciamo parte della materia in movimento e che con il nostro movimento generiamo cause da cui dipendono effetti che a loro volta sono cause, siamo pezzi di Dio, del Tutto. 

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Credo che Tutto, tutte le cose visibili e invisibili [mi ricorda il credo che si recita in chiesa] (quelle che reputiamo reali e quelle che consideriamo immaginarie), compreso il tempo, siano fatte di materia e che la materia sia di una una quantità data e ferma (ferma ma pulsante!) su stessa ma in continuo divenire al suo interno (dove, come se implodesse, da forma nasce forma, da spazio nasce spazio, da cosa nasce cosa), che essendo le cose parti di uno stesso tutto in trasformazione continua all'interno della propria immobilità (l'infinito è dentro il finito), siano collegate tra loro tutte da relazioni di causa ed effetto.. 
Tutto è materia, anche le cose invisibili. E poiché la forma si muove dentro se stessa, riformulandosi sulla base di rapporti di causa ed effetto, tutto è calcolabile, poiché si possono risalire i rapporti di causa ed effetto (ricordando che per ogni causa, gli effetti sono molti: dimensioni parallele). E dunque l'infinito sta nel finito, perché nonostante il "Tutto" sia calcolabile il calcolo che racchiude il tutto è incontenibile per noi, non lo conteniamo e perciò per noi è infinito, ossia non finito
La materia (Il Padre), tutte le sue possibili combinazioni (il figlio) e contemporaneamente tutta l'energia che serve ad attuare le trasformazioni in seno alla materia (lo Spirito Santo*) = Dio (uno e trino)
Tutto è materia, anche le cose invisibili, anche il tempo che è cosa invisibile. Ed essendo il tempo materia esso è navigabile perché lo si può calcolare navigando (nelle loro due direzioni opposte) all'interno della materia di cui è fatto risalendo i rapporti di causa/effetto che lo generano e, come detto, si svolge su dimensioni parallele, effetti diversi e contemporanei di una o più cause; il passato e il futuro sono calcolabili, ma esistono molti passati e molti futuri.  
[dai miei appunti sparsi nel tempo] 

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In ebraico spirito viene tradotto con la parola רוח ("ruach"), un nome di genere femminileRuach significa anche ventorespiro. "Spirito Santo" è רוח הקודש"ruach haQodesh". Per la Religione ebraica con tale termine viene indicata la Potenza divina che può riempire gli uomini, ad esempio i profeti. Questo concetto non ha avuto tuttavia uno sviluppo particolare nell'Ebraismo, come invece si è avuto nel Cristianesimo.
In greco antico "spirito" si dice "πνεύματος" o "πνεῦμα" ("pneuma"; da "πνέω", "pneō", cioè "respirare/soffiare/aver vita"), ed è di genere neutro.
In latino Spirito è "Spiritus" (da "spiro", cioè "respirare", "soffiare") ed è di genere maschile. Da lì e dal greco l'equivoco di una Trinità tutta maschile. 

>>> è curioso notare come in greco due parole diverse: πνεῦμα (pneuma) e ψυχή (psyché) il cui significato per entrambi riguarda il soffiare e il respiro vitale (l'energia e l'immissione di questa energia) contenessero il suono "P" rafforzato da altra consonante = PN - PS 


E veniamo finalmente all'Anima!

Dunque tutte le cose, abbiamo detto, fanno parte di un unico Tutto e questo unico tutto è mosso al suo interno, reso vivo, da una energia che è l'Anima (soffio vitale e insieme atto del soffiare). 
L'energia che muove il tutto è in continuo movimento. Questo movimento tutto lascia pensare che sia circolare.


Così rappresentata la parola Anima sembra una bilancia i cui piatti sono in Equilibrio pur avendo sui due piatti appoggiati due pesi diversi (N-M). 

equilìbrio s. m. [dal lat. aequilibrium, comp. di aequus «uguale» e libra«bilancia»].
1. Stato di quiete di un corpo. In partic., in meccanica, e. statico, quello, per es., di un corpo puntiforme su cui non agiscono forze, o agiscono forze tali che la loro risultante sia nulla (in tal caso, si dice anche che le forze si fanno equilibrio); analogam., e. dinamico, quello di un sistema di forze che, applicato ad un punto in movimento, non ne modifica il vettore della velocità.
equilìbrio s. m. dal lat. aequilibrium, comp. di aequus «uguale» e libra«bilancia», così riporta il dizionario di italiano. Eppure pare, se ha un senso considerare delle parole anche la loro forma e il loro suono e il simbolo che diventano, pare che l'equilibrio dell'anima sia un equilibrio che contempli l'asimmetria, tale cioè che il suo movimento pure essendo ciclico e circolare, non sia su se stesso immobile, che nel movimento circolare ci sia una tensione che consenta l'andate e il ritorno attraverso la trasformazione.
Leggo nel dizionario di latino (Calonghi) che Aequus vuol dire anche: favorevole, propizio, retto, equo, imparziale, conveniente e che "aequum est": è giusto, è conveniente, è naturale, è ragionevole

Ecco aequus non vuol dire solo "uguale" ma "giusto" oltre che "conveniente" e "naturale". 

Se l'anima nella rappresentazione della sua parola può considerarsi una bilancia il suo equilibrio perfetto è dato dalla disposizione di due pesi diversi, eppure strettamente connessi tra loro (perché la N e la M sono due segni oltre che suoni che sembrano l'uno la trasformazione dell'altro), sui suoi piatti. 

Il giusto è giusto perché è il solo possibile > il solo possibile è l'esistenza, oltre l'esistenza non esiste nulla, non persiste nulla > dunque il giusto corrisponde al sacro, ossia all'inviolabile, perché se violi l'esistenza la comprometti e ne va dell'esistenza stessa.  [dai miei appunti sulla "Green [marbles] cathedral" di Beniamino Servino_http://www.facebook.com/notes/cristina-senatore/appunti-di-partenza-sulla-green-marbles-cathedral-di-b-servino/10201266321049285]


La A segna l'inizio e la fine. L'inizio e la fine corrispondono e si rincorrono in un viaggio infinito. Per mezzo di un movimento circolare che dalla A ritorna alla A attraverso la trasformazione della N in M e della M in N. L'equilibrio viene ad essere basato sulla tensione bipolare generata dalla realtà riflessa (e specchiata).
Tensione dicotomica degli opposti presente in tutte le cose che esistono.
Il movimento ciclico produce un andirivieni dalla A che rappresentato graficamente come sopra genera visioni speculari nelle quali le due realtà specchiate sono simili ma non uguali. 

Ciò che è falsificato/manomesso/(a)variato è imperfetto rispetto all'originale e perfetto rispetto a sé stesso, come due realtà riflesse ma diverse, ognuna con una propria autonomia di senso eppure dipendente dall'altra, se una delle due viene meno, viene meno l'altra e resta solo lo specchio che senza svolgere la sua funzione smette di essere uno specchio e finisce per non esistere.



mercoledì 12 giugno 2013

OCCHIO CHIUSO NON MUORE_VEDERE AD OCCHI CHIUSI

Quando si chiudono gli occhi su questo mondo si aprono su altri mondi. 
"Il mistero nel mezzo, la chiave nell'occhio"
[Intervento grafico di Cristina Senatore su collage digitale fatto con immagini tratte da internet.
Nel collage: Giano bifronte, mappamondi antichi, disegno della cupola di Brunelleschi_marzo 2013]


La vista - non l'occhio - è un organo perenne. 

Potere Vedere secondo me corrisponde a potere Esistere. Anche i ciechi vedono. 


Nel dizionario Treccani on line leggo: 

cieco: cièco agg. e s. m. (f. -a) [lat. caecus] (pl. m. -chi). – 1. a. Privo della vista, dell’uso degli occhi: diventare c.; essere c. dalla nascita; c. da un occhio; non sono mica c., per affermare che ci si vede bene o che si è certi di ciò che si è visto.

.. "Privo della vista".. se ne avessi il potere cambierei questa definizione, perché la vista non dipende dall'occhio. 

Se si esiste si vede. Non è importante tanto quello che si vede - tanto tutto quello che si vede esiste, ed essendo limitati abbiamo sempre una visione parziale del Tutto - ma che si veda! Se non si vede vuol dire che non si esiste. E se non si esiste non si può essere vivi per affermare di non vedere né tanto meno si può dire che non vede a qualcuno che non esiste.
Mi hanno sempre detto che sogno ad occhi aperti, "svegliati!" mi gridano!... Nessuno ha mai pensato che potessi vedere anche ad occhi chiusi!







« Volendo seriamente ricercare la verità delle cose, non si deve scegliere una scienza particolare, infatti esse sono tutte connesse tra loro e dipendenti l'una dall'altra. Si deve piuttosto pensare soltanto ad aumentare il lume naturale della ragione, non per risolvere questa o quella difficoltà di scuola, ma perché in ogni circostanza della vita l'intelletto indichi alla volontà ciò che si debba scegliere; e ben presto ci si meraviglierà di aver fatto progressi di gran lunga maggiori di coloro che si interessano alle cose particolari e di aver ottenuto non soltanto le stesse cose da altri desiderate, ma anche più profonde di quanto essi stessi possano attendersi " [R. Descartes, Discorso sul metodo]


"Sentire e concepire lo spazio con/attraverso tutto il corpo" 
Intervento grafico e fotocomposizione di Cristina Senatore con: 
Fotografia di Daniel Masclet Nu Mademoiselle O.J. (1926); 
- Giovan Battista Nelli (attr.), ricostruzione dei ponteggi interni della cupola di Brunelleschi, seconda metà del XVII sec.; fotografia dal Molise.



concepire (ant. concepere /kon'tʃɛpere/ e concipere /kon'tʃipere/) v. tr. [lat.concĭpĕre, propr. "prendere insieme, accogliere, raccogliere"] (io concepisco, tu concepisci, ecc.; part. pass. concepito, ant. concètto; il part. pres. non si adopera nella forma regolare ed è sostituito dal latinismo concipiènte). - 1. [di donna o di animale femmina, accogliere in sé il germe di una nuova vita] ≈ (fam.) restare incinta. ‖ generare, procreare. 2. (fig.) a. [accogliere nel proprio animo: c. un desiderio] ≈ maturare, nutrire, provare, sentire. b. [accogliere nell'intelletto, nella coscienza: non riesco a c. come tu abbia potuto agire così] ≈ capacitarsi (di), capire, comprendere, intendere, rendersi conto (di). c. [far nascere nella fantasia: c. un romanzo] ≈ ideare, immaginare, progettare.

concepire > con-cepire (cipere) > cep (cip) > cap > captare > capo > capire > capere (lat.) = contenere > capace (dal lat. capere) > capacitare > capacità (di) > capacitarsi 

[nella tradizione popolare di Napoli le Capère sono le parrucchiere (che hanno a che fare con i capelli) e si usa il termine "capèra" per indicare una persona particolarmente dedita al pettegolezzo, facendo riferimento all'abitudine delle parrucchiere di parlare con i clienti mentre si occupano dei loro capelli, quasi come se la parrucchiera fosse un confessore non legato al/ limitato dal vincolo di segretezza... per cui in realtà più che pettegolezzo è curioso notare come: Capelli > Capère (=parrucchiere in napoletano) = Capere (in lat. capio, cepi, captum, ere = cogliere, prendere, spiare, ingannare, sedurre, percepire, ricavare, comprendere, contenere, capire, essere capace - fonte: diz. latino calonghi] e che tutto abbia a che fare con la ricezione e raccolta di informazioni per mezzo della seduzione (perché la parrucchiera non è un confessore, non si parla con una parrucchiera per obbligo/soggezione morale, ma per piacere, invogliati (quasi incalzati) dalla volontà seducente/curiosità della parrucchiera di sapere, dicono a napoli: di farsi i fatti degli altri) - la seduzione non può ascriversi alla parte che è in noi vicina all'istinto? - e soprattutto della messa in circolazione delle informazioni raccolte, che messe in circolo si intrecciano ad altre storie, vengono contaminate, ampliate, modificate con fantasia.. nascono nuove storie che dentro hanno il germe delle vecchie!]

captare v. tr. [dal lat. captare, intens. di capĕre «prendere»]. –

1. Cercare di ottenere, di fare proprio con accortezza: c. la benevolenza di qualcuno.

2.

a. Derivare, trarre a sé una cosa, per sfruttarla o devolverla a particolari fini: c. le acque di un fiume (v. anche cattura, n. 3); c. l’energia elettrica.

b. Ricevere i segnali emessi da una stazione trasmittente, intercettare una trasmissione, e per estens. ricevere un segnale radio, acustico, ottico, ecc.: c. una segnalazione nemica. Fig., avvertire, percepire: c. il pensiero, le intenzioni di qualcuno.

capacità s. f. [dal lat. capacĭtas -atis, der. di capax: v. capace].
1. Possibilità che un recipiente, una cavità, un ambiente ha di contenere fino a un determinato limite
(...)
3.
a. Idoneità, abilità, attitudine che una o più persone hanno di intendere o di fare qualche cosa, di svolgere una funzione, di riuscire nella realizzazione di un compito, e sim.


capacitare: capacitare v. tr. [der. di capace] (io capàcito, ecc.). – Rendere capace, cioè persuadere, convincere: cercarono di c. l’uomo della disgrazia; non riuscirono a capacitarlo del suo torto; il tuo ragionamento non mi capacita. Nel rifl., persuadersi: non posso ancora capacitarmi che sia proprio vero; non si capacitava della sconfitta.

[curioso che nel riflessivo venga indicato solo come "persuadersi" e perda quella immagine meravigliosa di aumentare la propria capacità contenitiva, capacitarsi dovrebbe essere questo no? rendersi, rendere se stessi capaci = ossia aumentare le proprie dimensioni per contenere >>> spostare il proprio limite (il limite è in fatti una linea immaginaria! basta immaginarla più là per spostarla!]


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Convogliamo il mondo dentro di noi (concepire=accogliere), lo raccogliamo attraverso tutto di noi stessi - l'occhio siamo noi nella nostra interezza e complessità con tutti i sensi che abbiamo (anche l'istinto è un senso) - (concepire= prendere insieme >>> cum/sunhttp://www.facebook.com/notes/cristina-senatore/cumsun-tempospaziomezzo/10201101517489299)- ci capacitiamo (concepire=capacitarsi > capacitarsi> rendere se stessi capaci a contenere > spostare i propri limiti > espandersi) di quello che raccogliamo, immaginiamo nuovi mondi e li partoriamo (concepire=partorire). (>>>>>> Dio è donna).

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Genesi della Forma nello Spazio
Fotocomposizione di Cristina Senatore su fotografia di Daniel Masclet (1933)
giugno 2013


Trigenesi
Intervento grafico di Cristina Senatore su fotografia tratta dal web di autore sconosciuto
maggio 2013


(dalla serie delle Città Spose) La terza città: una e trina
fotocomposizione e intervento grafico di Cristina Senatore
aprile 2012