domenica 5 ottobre 2014

Alessandro in Alessandra. Il medium Leosini.

Fa tutte le domande che io farei. Le ho sempre ammirato la tecnica. Soprattutto alla fine di ogni sua intervista non c'è nulla che avrei voluto chiedere che lei non abbia chiesto, nessun aspetto della vicenda trattata resta in sospeso, pure non giungendo, il racconto, ad una conclusione certa.

Accerchia la coscienza di chi le sta di fronte, Mette le persone a proprio agio e poi nudo. Va oltre la persona, va alla condizione della persona. L'intervistato diventa una specie di medium per entrare in luoghi reali o possibili dell'animo, della mente, della condizione stessa di essere umano. Fisicamente sono uno di fronte all'altra, l'intervistato e lei, ma per tutto il tempo lei è come se stesse sottobraccio dell'altro a farsi condurre in posti dove da sola non può andare, non può accedere. Lei ci va e conduce tutti gli altri, chi l'ha ascolta, attraverso di lei, in quei luoghi.

Questo modo di fare fa si che l'intervistato non si senta giudicato pure quando la domanda sottende, nemmeno tanto velatamente, un giudizio, quello che chiunque darebbe. Durante L'intervista infatti la Leosini non evita le domande scomode, quelle che potrebbero apparire morbose, le pone, incarnando continuamente la voce di una controparte, il senso comune della gente, la reazione che avrebbero i più (diventando in questo modo complice di chi ascolta). Le sue domande però sono prive realmente di morbosità. Non le interessa dare giudizi, ovviamente, ma mettere a nudo, tuttavia il giudizio (possibile) diventa uno strumento, per sollecitare, provocare, smuovere e rimuovere ostacoli, per farsi raccontare. A lei interessa la storia, le interessano i dettagli e le sfumature, per costruire e restituire a chi ascolta il racconto. Ma anche per stimolare in chi ascolta riflessioni che vanno oltre la prima impressione, oltre il pregiudizio e il giudizio rapido. 
Spesso durante l'intervista la Leosini fa riferimento con l'intervistato ai dialoghi che hanno avuto in precedenza, fuori dall'intervista. Ho l'impressione che lo faccia per ricordare a chi le sta di fronte che può stare tranquillo, che può fidarsi perché in questo momento lei sta impersonando un ruolo, che le domande per quanto scomode vanno a suo vantaggio, che lei non lo giudica e che in realtà vale il rispetto che lei ha sicuramente ha dimostrato precedentemente, conquistando la fiducia dell'intervistato. 

L'intervistato è per la Leosini un medium, d'altra parte la Leosini fa di se stessa un medium che porta il racconto agli altri, fa incontrare le persone attraverso la narrazione dei fatti, in un complesso gioco logico ed emotivo. 

Ogni intervista è un viaggio al centro della follia lucida, della normalità spogliata di ogni vincolo fino al limite estremo. Viaggia sul filo sottile del limite al di qua del quale le cose sono diverse da come un attimo dopo potrebbero essere o sono. Procede a ritmo serrato a smascherare la vera natura, illusoria, del limite, al fine di mostrare l'inconsistenza del concetto di confine e la sua reale, naturale (nei fatti) inesistenza.

Usa talvolta la tragicità dell'ironia per svelare, sottolineandola, l'ambiguità, la instabilità, la impossibile univocità dei fatti, altre volte impugna la crudezza, il tatto, la compenetrazione, anche il ritmo stesso delle domande, così come lo sguardo, le espressioni e il tono di voce e se ne serve per ottenere il racconto, la storia, per fare il viaggio.


Franca Leosini.


Stasera è andata in onda una bellissima intervista ad Alessandra Bernaroli, il fu Alessandro Bernaroli. (Uomo sposato che diventa donna e lotta per il suo diritto a conservare il matrimonio con sua moglie, vicenda giudiziaria tuttora aperta)

Emergono alcune cose interessanti su cui è utile tornare a riflettere, non tanto per dare risposta certa agli interrogativi che sorgono, quanto per conoscere se stessi meglio attraverso la riflessione su certi punti. Annoto (per me, per non dimenticare) di seguito quelli che mi sono rimasti impressi:

1.
Dice Bernaroli che le operazioni per diventare donna cambiano l'aspetto fisico della persona ma non l'essenza della persona, la sua intimità, la sua mente, il suo dna, il suo modo di essere, che restano invariati. Per cui se a lui prima dell'operazione, da uomo, piacevano le donne, dopo l'operazione, da donna continuano a piacere le donne, perché il suo gusto non è cambiato.

2.
Per lo Stato il matrimonio contratto precedentemente all'operazione, quindi regolarmente fra uomo e donna, decade automaticamente con la modificazione dei dati anagrafici poiché in Italia non è consentito il matrimonio fra persone dello stesso sesso. Per lo Stato: il matrimonio di Alessandro divenuto Alessandra, non è valido.

Per la Chiesa il matrimonio resta valido: dice Bernaroli perché la chiesa capisce che l'essenza della persona non cambia, cambia il suo aspetto non la sua anima; dice La Leosini perché per la chiesa il transuessalismo è una malattia, chi si sposa promette di "rimanere fedele in salute e malattia" per cui la moglie deve restare accanto al marito perché malato.

3.
Alessandro prima di diventare donna ha crioconservato il suo seme. Per cui, volendo, adesso sua moglie potrebbe comunque avere da lui, anche se ormai è una lei, un figlio naturale.

4.
Bernaroli e la moglie. Nella coppia cambia il sesso. Dice Bernaroli è solo una questione di forma esteriore. I due stanno bene insieme come stavano bene prima dell'operazione. Di fatto però quello che era il sesso fra un uomo e una donna si trasforma in sesso fra due donne...

... mmmm

venerdì 13 giugno 2014

Ripartire dai "fundamentals"... ripartire da (Z)n ZERO.



Mentre a Venezia si svolge la 14ma Biennale di Architettura e Koolhaas chiede di ripartire dai "Fundamentals" e fuori dalla Biennale ci si interroga su questa e altre scelte, si accendono polemiche e critiche, si fa la conta di chi c'è e di chi non c'è... Lei lavora e (ri)parte da (Z)n ZERO.

(Z)n ZERO è il livello zero o per meglio dire è il "livello" assoluto dove esistono tutti gli elementi minimi - fondamentali - e anche tutte le loro possibili evoluzioni e complicazioni. Lei è Pamela Ferri, ha la sensibilità e l'agilità di un artista ma ha la formazione e le competenze di un architetto! è un artista ed è un architetto.

La sua ricerca parte da (Z)n ZERO, dal movimento basilare e fondamentale per la costruzione di ogni cosa e si trasforma in costruito. In oggetto o in Architettura: in STRUTTURA a diverse scale, coerentemente alla convinzione - che con lei condivido - che l'Universo abbia una struttura frattalica.

Il suo lavoro viene raccontato e illustrato benissimo da Anna Baldini e Diego Caramma, qui: http://presstmagazine.it/wp-content/uploads/2014/06/presSTmagazine-n.04-2014.pdf




Ora se non verrà una Biennale di Architettura che volendo ripartire dai fondamentali partirà da (Z)n ZERO, o da come volete chiamare quella che Pamela definisce "matrice universale", ogni critica, polemica e discorso sulla innovazione della Biennale di turno sarà perfettamente inutile perché non sarà cambiato nulla nell'Architettura, nel modo di intenderla, di parlarne, di raccontarla. Volendo riportare l'attenzione alle cose minime, forse azzerando degli eccessi o placando gli animi su querelle che rendono il pensiero stagnante e per riattivare il dialogo sul fare architettura (erano forse questi gli intenti di Koolhaas?) si deve partire dalle porte, dalle scale, dalle maniglie, dagli archi, dalle colonne... oppure si deve recuperare il gesto primitivo dell'uomo che si muove nello spazio generando intorno cose e dando forme allo spazio?














Qualcosa si muove nell'Architettura oggi. Perché qualcosa si sta trasformando intorno e dentro di noi. Fuori da noi accadono cose, noi stessi le facciamo accadere, che spingono ad una nuova presa di coscienza dell'essere attraverso l'agire, e di ciò che diviene/accade/viene ad essere in conseguenza dell'agire nello Spazio. Questo cambiamento lo avvertono in molti, sentono un richiamo forte dall'interno, la tendenza è quella a stabilire una connessione con questa forza più o meno consapevolmente e infatti in molti si spingono a ri-pensare le cose di sempre, a ri-valutare, ri-disegnare. Poi però il rumore intorno è forte, si lasciano distrarre e le loro ricerche si indeboliscono e l'Architettura diventa un argomento come tanti, va sullo sfondo, si usa come materiale per talkshow.

Mettere le questioni dell'Architettura al centro significa ripensare a noi stessi, a noi stessi nello spazio, a noi stessi come parti del Tutto che si trasforma intorno e dentro a noi e insieme a noi. Lo strumento che meglio si presta a questa operazione di de-costruzione e ri-costruzione, di ri-pensamento del nostro modo di stare al mondo e nel mondo (inteso come porzione dell'Universo) è, per me, il disegno.


Il disegno consente la manipolazione di sé stessi attraverso la manipolazione di ciò che è fuori di noi. Aiuta a capire e a capirci. Ad appropriarci dello spazio. è uno strumento di connessione, ci mette in relazione con gli altri e con le cose. è uno strumento e un ponte, un mezzo e un luogo dove ci incontriamo con noi stessi e con gli altri. è uno strumento di liberazione, di ri-appropriazione e di ri-costruzione. Il disegno come "un'opera continua, senza principio, senza fine e senza giustificazione"*.

Se solo si smettesse di misurare tutte le cose che avvengono adesso su quelle che sono avvenute. Se si agisse con onestà piena e in solitudine, fuori dagli schemi, dagli schieramenti e dai gruppi a tutti i costi senza cercare appoggio o sostegno negli altri, assumendosi ognuno la responsabilità di un confronto spietato con la propria condizione di essere umano, l'aggregazione avverrebbe in modo spontaneo, si formerebbero "gruppi" dai contorni non fissi e spontanei di intelligenze affini e la critica non sarebbe che il risultato di un confronto leale fra intelligenze diverse. Senza compiacimenti, ammiccamenti o pugnalate.

Un mondo senza rigidi confini, dove gli esseri viventi siano esseri intelligenti e cooperanti è possibile e auspicabile. Sarebbe bello cominciare dall'Architettura senza pre-clusioni e pre-concetti.





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*tratto dal manifesto di Alchimia (1977), per intero qui: http://www.alchimiamilano.it/index.html
** tutte le immagini nel post si riferiscono al lavoro di Pamela Ferri che è possibile approfondire qui: https://sistemasferico.wordpress.com
*** voglio inoltre segnalare tra le iniziative che vanno nella direzione di un mondo dove i saperi siano messi a disposizione di tutti per migliorare l'esistenza di ognuno, oltre alle mostre/laboratorio itineranti di Pamela Ferri (il prossimo workshop a Milano allo Spazio Yatta, Milano apertura 21 giugno)

scuola TAM TAM di Milano: http://www.tam-tam-tam.org/una-scuola-estrema/





mercoledì 5 febbraio 2014

The Daily Facebook del 5 Febbraio 2014_Il Corpo, l'Architettura, lo Spazio, la Superficie e la Pelle

Nel flusso di fb, in un certo momento, sono scorse insieme, comparendo in post diversi a poca distanza fra loro (spazio temporale, sulla timeline):
Il video che documenta la nuova campagna pubblicitaria di ProInfirmis "Nessuno è perfetto. Avvicinatevi"; L'artista Nick Bibby mentre lavora ad una scultura; una scultura di Alberto Giacometti legata al messaggio promozionale della mostra che avrà luogo da febbraio a maggio alla Galleria Borghese di Roma. Documenti da cui traggo le immagini che riporto sotto.




il CORPO



Attraverso il corpo conosciamo. Attraverso il corpo Ci conosciamo. 
Conosciamo noi stessi. Conosciamo tutto il resto. 


LA PELLE
La pelle è il luogo dove avvengono gli scambi.
Dove si da e si riceve. 
Si dà agli altri e si riceve dagli altri. Si dà sé stessi e si riceve sé stessi. 
Si riceve dall'esterno ma anche dall'interno di noi stessi. 

Sulla pelle Esterno e Interno si incontrano. 

In quello scambio, fra in-terno ed es-terno, noi esistiamo. 

Esistiamo sulla nostra pelle. Sulla superficie. La profondità è schiacciata sulla superficie, oppure meglio: la superficie è stratificata, è il risultato di una profonda stratificazione. 
Attraverso il corpo prendiamo e quella presa non è mai possesso è un attraversamento. Possedere significa lasciarsi attraversare. Nulla è fermo. Tutto scorre (anche se il fiume che scorre non passa!) 
Le cose non si possono afferrare perché non sono ferme, si possono sentire, perciò il possesso si identifica con un passaggio che è un attraversamento.   





es-TERNO / in-TERNO / e-TERNO / TERNO >> TER


esterno
estèrno agg. e s. m. [dal lat. externus, der. di exter o extĕrus «che sta fuori»]

interno
intèrno agg. e s. m. [dal lat. internus, der. di inter «entro, tra»]

eterno
etèrno (ant. ettèrno) agg. e s. m. [dal lat. aeternus, da aeviternus, der. di aevum «evo»; cfr. età]. – 1. agg. Che si estende infinitamente nel tempo, che non ha principio né fine

terno
tèrno agg. e s. m. [dal lat. ternus agg. «triplice», der. di tres «tre»

ter
ter avv. lat. (propr. «tre volte»).

TER >>> la divina Trinità

trinità s. f. [dal lat. tardo trinĭtas -atis, der. di trinus «trino»]. – La condizione, il fatto di essere trino, spec. con riferimento al mistero fondamentale del cristianesimo, l’esistenza in Dio di un’unica natura e tre persone (Padre, Figlio e Spirito Santo)...


***

[Al principio vi è l’1, che per vedere se stesso si scinde in 2 ma non perde la sua natura di 1.

L’1 e i suoi 2 fanno il 3.

Poiché il 3 è fatto dell’1 che si è scisso in due per vedere sé stesso, ogni tre è fatto di tre uno di cui due (l'1 e il 2) guardano nel verso opposto al terzo 1.

L’1 si riflette nei suoi 2 (quindi i due guardano nella direzione opposta all’uno) come se fra di essi vi fosse uno specchio.

L’1 non ha cognizione di sé se non si vede (l’interno è interno perché esiste un esterno, se non esiste nessun esterno non esiste nessun interno),

poiché l’1 si vede solo se si fa in 2, non esiste l’1 senza il 2 e ovviamente non può esistere il 2 senza l’uno, visto che il due è fatto dell’uno che si fa in due.

E poiché l’1 e il 2 nel momento in cui esistono danno luogo al 3, non esiste 1 senza 2 (né senza uno) e non esiste 2 senza 3 (né 1 senza 3, né 3 senza 2 e 1)]


***
Nell'incontro fra esterno ed interno esistiamo noi, nel mezzo, 
la nostra esistenza è con la sua stratificazione schiacciata sulla superficie*, sulla pelle.
Tutto quello che avviene avviene in superficie.

***



Il corpo è un'Architettura ed è il primo Spazio che tentiamo di abitare.
Scaviamo nel corpo con la nostra esistenza come nella pietra per ricavare una caverna.

Indossiamo il corpo. Abitiamo il corpo. E poi con il corpo abitiamo ogni altro spazio.

Vestiamo il corpo con lo spazio, lo vestiamo di spazio, lo abitiamo - lo spazio - attraverso il corpo.




Come un fiume si scava il suo percorso nel terreno e quello scavare corrisponde all'esistenza del fiume, così noi vivendo scaviamo il corpo e in quello scavo e in quello scorrere si verifica la nostra vita.

La nostra esistenza come quella del fiume è quello che è in ogni momento in cui lo è e si porta dentro tutto quello che incontra e questo trascinare diventa una stratificazione.

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NOTE
*in Architettura, sulla stratificazione della superficie vedi anche B. Servino

su architettura e spazio da vedere anche Lars Spuybroek, L'architettura del Continuo, Deleya Editore. 
su corpo e spazio interessante da vedere Rudolf Steiner

giovedì 2 gennaio 2014

COPIO, INCOLLO, LEGGO e SOVRA-SCRIVO. Lettura inter-attiva del San Sebastiano di Lorenzo Lippi.


Lorenzo Lippi, Saint Sebastian, c. 1628-40




Copiato e incollato da (Facebook, pagina dei Musei Italiani) QUI

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LippiLorenzo. - Pittore e poeta (Firenze 1606 - ivi 1664). Allievo di M. Rosselli, si distinse per un sottile verismo e un accurato studio della luce, raggiungendo felici risultati (...) Cominciò durante la dimora a Innsbruck e continuò a limare fino alla morte il suo poema burlesco Il Malmantile racquistato (post., con lo pseudonimo anagrammatico diPerlone Zipoli1676) (...) Il poema, ricco di motti e proverbi fiorentini e della vivacità, comicità, malizia del parlar popolare, è corredato da note di Puccio Lamoni (anagramma di P. Minucci) d'erudizione linguistica e folcloristica.
Copiato e incollato da (Enciclopedia Treccani on line) QUI

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La leggenda del soldato martire dal corpo efebico e glabro ha interessato pittori e scultori di ogni era, il che ha portato a concentrare gli artisti sull'iconografia del santo nudo dalla bella anatomia a discapito di quella del militare maturo. Il santo era tra l'altro una delle poche figure nude che avevano il diritto di stare in una chiesa.
Copiato e incollato da (Wikipedia) QUI

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Un'unica freccia trapassa l'ampio e muscoloso torace di questo scultoreo San Sebastiano, a cui Lorenzo Lippi ha voluto riconoscere la più elevata e superiore dimensione di marmo antico, fissando nella luce la sua eterna postura ed evitandogli così il decadimento e la decomposizione delle carni.
Scoccata dall'alto verso il basso, la punta e parte del corpo legnoso gli entrano nel costato poco sopra il cuore, subito sotto la clavicola, segnando il perlaceo e traslucido avorio dell'incarnato, con una minimale fuoriuscita di scuro sangue rappreso e un'essenziale ombreggiatura.
Gli imponenti volumi di questo mezzo busto, ruotato verso sinistra e leggermente in tralice, posto davanti, in assoluto primo piano, escono prepotentemente dalla tela, immersi in una luce chiarissima e rarefatta che proviene dall'alto, con un taglio obliquo da destra a sinistra, mentre un intenso e sapiente uso del chiaroscuro gli dona una eccezionale tridimensionalità e una forte profondità prospettica, che lo distacca completamente dallo sfondo scuro.
Chiari stilemi di una Testa dalle caratteristiche assolutamente Fiorentina, sicuramente derivanti da soluzioni formali introdotte e sviluppate originariamente già da Giovan Battista Naldini e da Alessandro Allori, rivisitate da Lorenzo Lippi, che qui le personalizza in chiave arcaizzante e purista, incastonandole nel perfetto cerchio di una sottile Aurea luminosa e dorata, posta contro il nero sfondo di un tronco immaginario, ai cui lati le foglie e le frasche sono delineate dalle lingue blu di uno scuro cielo terso.
Copiato e incollato da (Wikipedia) QUI

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Ma perchè tale è l'umana miseria, che a gran pena si trova alcuno, per altro 
virtuoso, che alla propria virtù non congiunga qualche difetto, possiamo dire che il Lippi, più per 
una certa sua natural veemenza d'inclinazione che per altro, in questo solo mancasse, e facesse 
anche danno a sè stesso, in essere troppo tenace del proprio parere in ciò che spetta all'arte, cioè 
d'averne collocata la perfezione nella pura e semplice imitazione del vero, senza punto cercar quelle 
cose, che senza togliere alle pitture il buono e 'l vero, accrescono loro vaghezza e nobiltà: la qual 
cosa molto gli tolse di quel gran nome, e delle ricchezze, che egli avrebbe potuto acquistare, se egli 
si fosse renduto in questa parte alquanto più pieghevole all'altrui opinioni.
Copiato e incollato da (introduzione a "IL MALMANTILE RACQUISTATO") QUI



LETTURA TRAMITE IPAD, RI-LETTURA INTER-ATTIVA

L'ombra di un dritto naso, scurisce il labbro superiore sinistro, e due grandi tumidi occhi scuri, finimente rifiniti e particolareggiati nei minimi dettagli, come il leggero arrossamento dato al condotto lacrimale interno, o al contorno cigliare inferiore, sono pateticamente rivolti verso Dio, in una composta e serena sofferenza.
Copiato e incollato da (Wikipedia) QUI



Un San Sebastiano trafitto strategicamente che se gli togli, senza troppo sforzo, alcuni elementi fondamentali alla narrazione della vicenda del Santo ottieni un'altra storia. 

Poche gocce di sangue nascoste nell'ombra e una sottilissima aureola per celare una vicenda più umana e pure più sconveniente da narrare delle gesta di un Santo. L'anteposizione di santità per salvare dalla distruzione la narrazione non meno intensa e degna di essere narrata di un Sebastiano qualunque

Togli il sangue, l'esile cerchio di luce e le inutili frecce nella mano del giovane. Resta un meraviglioso corpo che a rifletterci non sai nemmeno bene se è maschile o femminile. Il torace ti suggerisce che è di un ragazzo ma il bacino sembra essere più accomodante e ampio come quello di una donna. La bocca carnosa non ha genere. Serve solo a trasferirti in bocca la sensazione di bocca, a farti sentire, mentre guardi la percezione delle labbra. è disorientate e perfetto per l'immedesimazione. è la storia di un corpo, della sua carnalità in bilico sulla coppa del desiderio. 

Il corpo è incurvato e proteso verso la mano che in basso si rivolge al sesso. Il pollice della mano in alto preme contro la carne del petto per rallentare l'allungamento delle altre dita che con delicata timidezza si aprono frementi verso il capezzolo eretto. La bocca nell'inseguire e precedere con l'immaginazione il desiderio si lascia andare ad una semi apertura molle. L'attimo fermato è quello eccitante del corpo che ardendo di desiderio indugia perché in quell'attesa allunga il piacere, aumenta l'immaginazione, si sensibilizza il corpo. 

Nell'incontro con il proprio corpo si possono incontrare tutti gli altri che si vuole. Anche un corpo identico al proprio, per i narcisisti innamorati di se stessi. 
Sulla pelle avviene l'incontro con l'altro. E l'incontro con se stessi. La pelle serve a sentire ma è essa stessa contemporaneamente oggetto che tramite il tocco sentiamo. Tutto avviene in superficie. Quello che ci succede dentro è il riflesso di quello che accade sulla nostra superficie. Ogni profondità ha la sua superficialità. 

Tra l'erotismo e l'autoerotismo la differenza non è fondamentale. Si può stare con un altro e sentire unicamente se stessi, usare l'altro per avere percezione di sé. Si può incontrare se stessi e immaginare di toccare un altro. Quello che conta è il viaggio attraverso la carne che passa per la pelle e attiva sentimenti e sensazioni, paure e desideri, fremiti e dolore e tutto quello che ci rende umani e ci fa sentire vivi. Che ci scuote dal torpore dell'insensibilità.  

Se nel 1600 a uno gli veniva la voglia di raccontare una storia di erotismo o di autoerotismo l'opera anche magnifica avrebbe trovato probabilmente la distruzione, i santi no, quelli non si toccano. 

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Di fatto la mia rilettura è totalmente arbitraria. potrebbe non essere affatto quello che sembra a me. potrebbe non essere che un innocente SanSebastiano colmo di misericordia e grazia come lo descrivono. La mia operazione non mette e non toglie niente al dipinto, alla storia del dipinto e all'autore, è del tutto trascurabile. Praticamente perfettamente inutile. Serve, la mia operazione, solo a me. A fare un viaggio diverso. A godere senza pregiudizio un'opera. A tenere gli occhi liberi dal condizionamento. A provare sensazioni, immedesimandomi in una storia diversa, intense e diverse da quelle che mi vengono propinate dal perbenismo e dal timore reverenziale richiesto dal titolo. Lascio liberi gli occhi di vedere quello che vogliono. Mi immedesimo in quello che vedo. Lo vivo. La pittura (la rappresentazione e in senso ancora più lato il disegno) mi serve, serve me. Io uso quello che vedo per ampliare la mia esperienza. L'immagine mi traghetta in luoghi di me esistenti e insieme sconosciuti. Oppure forse quei luoghi li crea, non lo so. Di fatto io attraverso quella immagine ho una diversa percezione delle cose. Cambio me stessa. è questo il potere dell'immagine, del disegno da un lato e della lettura, della capacità di immedesimazione dall'altro. Contro l'assuefazione tenere attivati gli occhi e distruggere il pregiudizio per viaggiare fuori di sé. E a chi sa disegnare, la responsabilità doppia e l'invito ad usare con cuore e consapevolezza l'arma potentissima del disegno. 

venerdì 12 luglio 2013

La Prima, la Seconda Realtà e l'Ombra

di Cristina Senatore

Qualche giorno fa camminavo con mia figlia giulia (di due anni e mezzo) all'ombra di un muro.. mentre camminava si è guardata intorno e mi ha chiesto: "mamma dove è finita la mia ombra?"

Se lo è chiesto come se sparendo l'ombra si sentisse un po' sparita anche lei, un po' meno consistente. E invece il suo corpo era della consistenza di sempre e la sua ombra non ha smesso di esistere nemmeno un attimo, si era solo disciolta nell'ombra più grande del muro... Ombra nell'ombra senza possibilità di distinzione fintanto che erano unite in una.

Dora Maar Assia, 1934 Gelatin Silver Proof 26,4 × 19,5 centimetri 
© Meguerditchian Georges - Centre Pompidou, MNAM-CCI © ADAGP, Paris 2012.

L'ombra è la seconda realtà, esiste una prima realtà (che se esiste, e nel momento stesso in cui esiste, genera ombra) di cui essa - l'ombra - fornisce una immagine deformata. La prima e la seconda realtà sono gemelle diverse, figlie di una stessa madre, legate dalla stessa sorte (alla nascita dell'una nasce l'altra, alla morte dell'una muore l'altra) ma che vivono due vite diverse, raccontano, incarnandole, due storie diverse. 

[L'Equilibrio è dato dalla tensione (bipolare, dicotomica) che si genera fra due realtà riflesse ma diverse (uguali ma non identiche), ognuna con una propria autonomia di senso eppure ognuna dipendente dall'altra, in modo tale che se una delle due viene meno, viene meno l'altra e resta solo lo specchio che senza svolgere la sua funzione smette di essere uno specchio e finisce per non esistere. - http://ilbaulevolante.blogspot.it/2013/06/la-realta-specchiata-e-la-realta.html]






In Antropologia...
L’ombra è connessa con molteplici credenze, basate probabilmente sull’idea dell’indissociabilità di una qualsiasi realtà da una sua estensione. Sono spesso ritenute prive di ombre tutte le realtà appartenenti al mondo degli inferi che non partecipano della vicenda solare (gli dei della morte, i demoni, i morti stessi); in alcune religioni l’assenza della propria ombra è il segno dell’esistere in un eterno meridiano (tra alcuni popoli dell’Africa occidentale equatoriale non si esce a mezzogiorno per timore di non aver ombra) proprio perché ciò indica l’acquisizione di un’esistenza non soggetta alla vicenda del mondo.



Il teatro d’ombra nasce più di 2000 anni fa in Cina o Indonesia (non si conosce la vera origine geografica) e affonda le origini in tradizioni ancora più antiche legate probabilmente alle pratiche magiche operate dagli stregoni con l'intento di preservare ed aumentare la propria posizione di prestigio presso la comunità. Figurine ritagliate in diversi materiali venivano illuminate e mosse dietro un telo bianco, il pubblico dall’altra parte non ne vedeva che il profilo, per molti secoli queste rappresentazioni furono riservate ad usi religiosi, nelle grandi feste sacre dei calendari religiosi, per evocare i morti o scacciare gli spiriti. Il loro grande successo di pubblico permise il passaggio verso le rappresentazioni ad uso ludico, e la loro diffusione in altre aree geografiche, quali Mongolia, Turchia, Persia, Egitto, etc. Verso la metà del 1700, grazie ad alcuni missionari che tornavano dalla Cina, quest’arte arrivò in Europa.

Focomposizione e grafica di Cristina Senatore 
con Foto di Daniel Masclet e Disegno della Cupola di San Pietro, attribuito a Michelangelo



venerdì 21 giugno 2013

L'InFinito nel Finito

L'infinito è nel finito

l'InFinito = quello che sta dentro al Finito





Immagine tratta dalla pagina fb di 3dfirstaid visual architecture



Poiché tutte le cose che esistono sono strette fra loro in rapporto di Causa ed Effetto (dove per ogni causa esistono molti effetti e dove la causa è essa stessa effetto) camminando ogni volta nelle due direzioni opposte (dell'affermazione e della negazione, della cosa e del suo contrario, al di qua e al di là dello specchio) per ogni causa si possono calcolare tutti gli effetti e da ogni effetto si può risalire alla causa. Ogni cosa è calcolabile. 

Ma poiché l'Universo non è fermo (è in continua mutazione e le cose si muovono le une dentro alle altre, poiché tutto è materia), seppure finito e calcolabile è inafferrabile e dunque non essendo per noi afferrabile, essendo il calcolo che lo conterrebbe troppo complesso per noi, non contenendolo, ci pare Non-Finito, ossia Infinito. 


Rilievo di un Croissant, di Enric Miralles


martedì 18 giugno 2013

La Realtà Specchiata e la Realtà Riflessa_Lo Specchio e l'Equilibrio dell'AnImA

Lo stesso zio, fratello defunto di mio padre, del quale serbo pochi ma lucidissimi ricordi, che una volta, diversi anni fa, venutomi in sogno mi disse una frase per me all'epoca incomprensibile che però mi affascinò tanto che la ricordai anche da sveglia (in realtà ricordo che nel sogno la ripetei appena dopo averla sentita molte e molte volte per non dimenticarla in attesa di svegliarmi) e la trascrissi subito, appena prima che il sonno dileguandosi la portasse via: "l'Individuo è dentro all'Anima, chiedi a lui che ti risponde", quello stesso zio quando ero molto piccola mi andava ripetendo un pezzo di una filastrocca napoletana, a me come a tutti i nipoti, la raccontava come una favola quando voleva acquietarci ad esempio oppure come a farci un regalo.. "Ce steva 'na vota nu' viecchie e na' vecchia n'copp a 'nu monte dinto a 'nu specchio..." a me sembrava l'inizio di una favola fantastica e attendevo sempre che continuasse, ma lui, lo zio, ogni volta si fermava.. e mi lasciava sospesa, gli chiedevo perché, che facessero i vecchi lì, ma non mi rispondeva, sorrideva e basta.. e io per anni mi sono chiesta che facessero quei due vecchi su un monte nello specchio.. Poi lo zio è morto, la storia è rimasta seppellita in me come un ricordo caro e nient'altro non ci ho più pensato.. finché qualche mese fa mi sono imbattuta - per caso - nella filastrocca intera che fa così: 

«Ce steve 'na vota 'nu viecchie,
e 'na vecchia areto a 'nu specchio,
areto a 'nu monte...
Statte zitte che mò tu conte.
E tu conte dint' 'a tiana,
mammeta e patete i ruffiani»


E adesso, in un presente che non so bene quando è cominciato, le parole specchio e anima si uniscono nella mia testa e risvegliano, unendoli fra loro, questi due ricordi che finora mi sembravano slegati.

[... se io sono paranoica, la mia paranoia, mi accorgo, gira in cerchio ma non muore su sé stessa, come un vortice avido ed affamato assorbe tutto quello che mi accade, senza essere mai sazio] 


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A me della parola ANIMA è sempre piaciuto che inizia con la A e termina con la A. Che dentro ha una N e una M e la M è una N con una lineetta in più, una N fortificata, e la N una M indebolita, con una lineetta in meno e che AN e MA sono speculari e in mezzo c'è una sottilissima lettera I una lineetta semplice che è un passaggio sottile tra le due parti riflesse e unite in cerchio infinito dalla A. La A è l'inizio e la fine. L'inizio e la fine corrispondono e si rincorrono in un viaggio infinito. [Dai miei vecchissimi appunti - 1996 ca]

E perciò scrivo anima così: A n I m A, da cui viene la schematizzazione grafica* che segue: 
che, come spiegavo nel post precedente a questo, messa così - l'anima - sembra la rappresentazione di una Bilancia  i cui piatti sono in Equilibrio pur essendo appoggiati su di essi due pesi diversi (N ed M). 

[e dicevo che seppure nel dizionario di italiano al termine latino "aequus", dal quale insieme a "libra" (bilancia) deriva la parola equilìbrio, si fa corrispondere il solo significato di "uguale", in realtà presso gli antichi esso aveva anche valore di favorevole, propizio, retto, equo, imparziale, conveniente e che "aequum est" significava: è giusto, è conveniente, è naturale, è ragionevole** e che per questo motivo appare lecito pensare che due piatti di una bilancia per essere in equilibrio possano avere su di sé due pesi non per forza uguali (nel senso di identici), ma convenienti, giusti***]



L'AnImA  messa/scritta/vista così non solo sembrerebbe essere una bilancia, ma anche parrebbe includere  quei pesi che posti sui propri piatti attivano la sua funzione - di bilancia - pesi che non sono pesi qualunque, ma sono Pesi specifici, precisi cioè (proprio quei pesi e non altri, con quelle caratteristiche e non con altre) che sono in grado di mettere in Equilibrio la bilancia, pure nella loro diversità che non è generica ma anch'essa specifica. 
L'origine della diversità dei pesi (giusti, che cioè generano l'Equilibrio) e la sua - della diversità dei pesi - qualità intrinseca si manifesta attraverso le caratteristiche dei pesi stessi: cioè nella loro Forma e nella loro Posizione all'interno della parola: i due pesi (la N e la M) sono speculari rispetto ad un asse (la I) seppure A-simmetrici (la N e la M sono due segni oltre che suoni che sembrano l'uno la trasformazione dell'altro per mezzo di una leggera eppure significativa variazione), come a dire che:  

L'Equilibrio è dato dalla tensione (bipolare, dicotomica) che si genera fra due realtà riflesse ma diverse (uguali ma non identiche), ognuna con una propria autonomia di senso eppure ognuna dipendente dall'altra, in modo tale che se una delle due viene meno, viene meno l'altra e resta solo lo specchio che senza svolgere la sua funzione smette di essere uno specchio e finisce per non esistere.

Dunque l'AnImA comprende in sé le due Realtà opposte/riflesse (N, M: pesi sulla bilancia), lo Specchio (la lettera I) ed essa stessa (la parola nella sua interezza così come è) incarna l'Equilibrio degli elementi che la compongono includendo dunque il criterio che genera l'Equilibrio (le lettere che la compongono, proprio quelle, e la loro disposizione -speculare- a formare la parola AnImA), e siccome lo Specchio nel quale si specchiano le due realtà è anch'esso reale, poiché tutto ciò che esiste (anche le cose immaginarie - che è possibile immaginare -) è reale e tutto ciò che è reale esiste e che fuori dall'esistenza nulla esiste né persiste, che qualcosa per non esistere deve semplicemente NON esistere, l'AnImA corrisponde a tutto ciò che esiste, ossia alla Realtà e la Realtà è contemporaneamente specchiata (dotata di specchio) e riflessa. 

Dunque poiché tutto ciò che esiste corrisponde all'AnIma, ogni cosa è dotata di Anima, anzi ogni cosa è un pezzo dell'AnImA (che è il Tutto) > è la quantità di energia (disgregazione e aggregazione della Materia in Forma) nelle cose che esistono (e non è vero che tutte le cose sono cariche di energia?)  che determina la "natura" ossia la Forma precisa delle cose che le fa essere quello che sono e non altre cose. 

E siccome la A segna l'inizio e anche la fine dell'AnImA, è l'inizio ed è la fine, Inizio e Fine corrispondono e si rincorrono in un viaggio infinito/moto infinito, moto che, andando da A ad A, ha andamento circolare  descrivendo così un circuito, e poiché il circuito è un percorso che si svolge lungo una circonferenza chiusa è necessario precisare che seppure appare chiuso il Cerchio che l'AnimA con il suo andamento disegna, esso non è realmente chiuso, non muore cioè su se stesso. L'AnImA infatti è ferma nello stesso posto ma è Pulsante. E la Pulsazione genera cerchi nei cerchi che appaiono chiusi ma sono gli uni negli altri, gli uni legati agli altri da legame concreto eppure invisibile, come i cerchi concentrici che genera un sasso lanciato nell'acqua. Nella Pulsazione la Materia dell'AnImA si rigenera - la trasformazione avviene dentro alla Materia, cosa da cosa, forma da forma - e Vive.







Universo Elettrico (dagli appunti di Pamela Ferri nella sua pagina FB)



Costellazione del Cigno 

(dallo studio/progetto "L'Ang(e)lo e l'Ang(o)lo: Dall'universo al suo inverso_"Stuttura (x)enzero" di un Sistema Sferico di Pamela Ferri_Palermo_2013_dalla sua pagina facebook)




La Materia (Il Padre), tutte le sue possibili combinazioni (il Figlio) e contemporaneamente tutta l'Energia che serve ad attuare le trasformazioni in seno alla materia (lo Spirito Santo) = Dio (uno e trino) (>vedi post precedente qui)
Poi Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbia dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra". Dio creò l'uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. (Genesi 1:26-28)

"a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza" (mi piacerebbe sapere quali erano le parole che almeno dal greco sono state tradotte così in italiano), se Dio ci ha fatto a sua immagine (tralasciando qui la questione della creazione) e Dio è Infinito, e Noi siamo a sua immagine ma Finiti, Noi e Dio non siamo due realtà riflesse ma diverse, tali che se viene a mancare l'una viene a mancare l'altra? 
"E chi osserva i suoi comandamenti dimora in Lui, ed Egli in esso. E da questo conosciamo ch'Egli dimora in noi: dallo Spirito ch'Egli ci ha dato". (1Giov 3:24)


Se venisse a mancare Dio (come Tutto nel quale Anima e Materia coincidono e contemporaneamente sono dotate di Sapienza - capacità di orientare la materia - e Coscienza piena del proprio stato di fatto, delle proprie molteplici - per noi infinite - possibilità di aggregazione/disgregazione e mutazione) Noi verremmo a mancare in quanto verremmo ad essere Animati dal Nulla.
Si potrebbe a questo punto pensare che se venissimo a mancare Noi, Dio essendo Dio potrebbe continuare ad esistere, ma se dò valore al fatto che Noi siamo a immagine di Dio e dò per buono il ragionamento di sopra sull'AnImA che tiene in Sé l'immagine e lo specchio e che il suo Equilibrio dipende dal funzionamento di quello specchio per via di due realtà riflesse e della loro specifica A-simmetria (e mentre scrivo A-simmetria, penso che quella di "asimmetria" è un'alfa privativa, sembrerebbe privare, in realtà è innanzitutto un'alfa!), ne ottengo che se venissimo a mancare Noi, Dio si specchierebbe in una immagine imperfetta, ossia non dotata di quella imperfezione utile (giusta, ossia equa) ad attivare la A-simmetria che all'interno dell'AnImA mantiene l'Equilibrio. Senza Equilibrio viene meno (Il) Tutto.

Non vorrei, è proprio il caso di dirlo, arrampicarmi sugli specchi, non risolvo io il ragionamento sull'anima, lo faccio per me stessa, mi racconto una storia, spinta da quell'istintivo dissenso, disequilibrio che sento dentro quando leggo qualcosa sull'anima, ragiono per trovare il mio di equilibrio, ma poiché sto ragionando e il ragionamento è un pettine al quale vengono i nodi, e i nodi si sciolgono solo nella onestà piena, altrimenti il ragionamento non ha senso (né il ragionamento in sé né il farlo), non si deve avere paura ragionando di arrivare ad un punto morto e dichiarare non valido tutto il discorso, non lo si deve forzare -il discorso -da nessuna parte per farlo quadrare, se viene viene, altrimenti si ricomincia da capo e non è mai tempo perso, per esserci nel frattempo stratificati..  Insomma devo dire che arrivata a questo punto, perché il ragionamento non cada come un castello di carte, devo dire che è valido solo se credo che Dio (e qui vengo alla questione della creazione) e Noi abbiamo iniziato la nostra esistenza nello stesso momento. Ossia che Dio non è un Dio creatore. In realtà ancora prima di fare questo ragionamento sullo Specchio, ora che ci penso, lo avevo già affermato quando ho detto (altrove) che: 

L'Eternità è Eterna. Non ha principio né fine, è tutta lì, non si muove, è ferma (ferma ma pulsante/viva!). 
Il Tempo è tutto trascorso. Tutto quello che doveva accadere è già accaduto. Eppure è vero che non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume, che non si può toccare due volte la Materia e trovarla nel medesimo stato, è vero che tutto diviene (nella pulsazione si ri-genera) all'interno dell'immobilità perenne (da forma nasce forma, da spazio nasce spazio, da cosa nasce cosa).
Il Tempo non è una misura lineare, non scorre, non va avanti, è già tutto trascorso, è lì. Si muove dentro se stesso ed essendo fatto - il Tempo - di Materia (come tutto ciò che esiste - le cose visibili e invisibili, dunque anche il Tempo -) ed essendo - la Materia - agitata al suo interno in modo tale che le sue agitazioni (che si manifestano attraverso la Forma) sono legate fra loro da rapporti di causa ed effetto e che per ogni causa si possono avere più effetti, il Tempo - che non è lineare - è fatto di molte dimensioni parallele (tutti i possibili effetti di una stessa causa, che è essa stessa effetto > uovo/gallina/uovo > A n I m A > cerchio)
"perché molti falsi profeti sono usciti fuori nel mondo. Da questo conoscete lo Spirito di Dio: ogni spirito che confessa Gesù Cristo venuto in carne, è da Dio; e ogni spirito che non confessa Gesù, non è da Dio, e quello è lo spirito dell'anticristo, del quale avete udito che deve venire; ed ora è già nel mondo". (1Giov 4:1-3).
L'Anticristo è tutto ciò che nel mondo (meglio se dico tra gli uomini poiché non è detto che esista un solo mondo degli uomini) mira a rompere l'Equilibrio, a mandare in frantumi lo Specchio****, ossia a spezzare quella A-simmetria che rende all'AnImA l'Equilibrio. Ciò che rompe l'Equilibrio dell'A-simmetria equilibrata è lo spostamento della N verso la M o viceversa, ossia dell'Uomo verso Dio, attraverso la prevalenza, per mezzo dell'accrescimento del Potere (rafforzamento della N/ o indebolimento della M se si pensa all'indebolimento degli altri uomini), di uno o pochi uomini sugli altri, per via della non accettazione del principio di uguaglianza fra tutti gli uomini (pure nelle loro diversità = "aequum est": è giusto, è conveniente, è naturale, è ragionevole).

(**** Non è vero che nella cultura popolare, nella quale è sciolta seppure inquinata, la sapienza che gli uomini hanno raggiunto nel tempo, rompere uno specchio porta S-fortuna? Sono molte le credenze popolari, a ben vedere che mettono insieme l'anima e lo specchio, ad esempio a Napoli ancora si copre lo specchio quando c'è un defunto perché si crede che l'anima possa restare intrappolata nello stesso..)

Quando ho cominciato a studiare filosofia al liceo ho creduto che Gesù - non ho mai negato dentro di me la sua esistenza fra gli uomini riconoscendo la sua importanza come quella di Maometto o di qualunque altra figura carismatica- fosse un filosofo molto sapiente. Successivamente ho creduto che potesse essere - avendo del Tempo fino a qualche tempo fa una concezione lineare - un uomo venuto dal futuro per salvare l'umanità. Ma non ero mai troppo convinta. Adesso sono portata a credere che sia stato un Uomo molto sapiente (in grado più degli altri di sentire la sua collocazione nel Tutto e di entrare in comunione con il Cosmo, muovendosi al Ritmo Sacro che lo fa pulsare, fino a gestire - inlfuire sapientemente - sulla Materia intorno attraverso la propria quantità di Materia), figlio di Dio certamente, visto che lo siamo tutti, che comprendendo che l'Equilibrio è necessario al funzionamento e alla esistenza del Tutto e varcando le porte delle dimensioni temporali parallele, abbia sentito il dovere, per puro Amore filantropico, ossia per profondo Amore Proprio, ovvero per Altruismo e dunque per puro Egoismo, visto che per salvare se stessi si deve salvare tutti, si deve cioè Amare per mantenere in vita l'Equilibrio del Tutto, di condividere la propria capacità di sentire per orientare il sentimento degli altri. 

* La rapresentazione grafica della parola AnImA la devo a Pamela Ferri, perché la riflessione da cui nasce giaceva da anni nei miei appunti, pure essendo costanemente presente in fondo ai miei pensieri e tirata fuori in un commento su facebook in risposta a Pamela in uno dei nostri tanti scambi è stata lei a chiedermi di disegnarla, perché a disegnarla non avevo mai pensato. Dal disegnarla a completare le riflessioni intorno all'anima, il passo è stato lo stesso. Grazie Pamela Ferri, meravigliosa compagna casuale di viaggio che con il suo preziosisssimo e ancora non del tutto svelato lavoro di ricerca si presta al confronto e nel confronto supporta e alimenta la fantasia per voli da compiere nello spirito, senza limitazione alcuna!

** fonte: dizionario di latino Calonghi

*** Il giusto è giusto perché è il solo possibile > il solo possibile è l'esistenza, oltre l'esistenza non esiste nulla, non persiste nulla > dunque il giusto corrisponde al sacro, ossia all'inviolabile, perché se violi l'esistenza la comprometti e ne va dell'esistenza stessa.  [dai miei appunti sulla "Green [marbles] cathedral" di Beniamino Servino_http://www.facebook.com/notes/cristina-senatore/appunti-di-partenza-sulla-green-marbles-cathedral-di-b-servino/10201266321049285]