mercoledì 24 ottobre 2012

GRAN TOURISTAS | Appunti di viaggio | La terra non esiste.

[Questa rubrica è dedicata all'esperimento "Gran Touristas" legato al Padiglione Italiano alla Biennale di Architettura di Venezia (2012) e condotto su vari canali virtuali, e intende tracciare una "mappa" delle direzioni che nel corso dell'esperimento prende il flusso di argomenti e commenti che lo animano. La "mappatura" avviene tramite un collage di commenti, immagini e altro materiale postato su facebook nella pagina dedicata all'esperimento. La rubrica si articola in più collage, uno per ogni tema che su facebook trova sviluppo nei commenti] 


L'esperienza GranTouristas, volge al termine. Adesso se ci si mette un po' lontani la torre babelica che è, la si vede bene. Volge al termine. Cominciano a cadere calcinacci. Meglio mettersi il casco. Cosa succede dopo che la torre cade? Un po' di tempo fa l'ho chiesto a Gabriele Mina, studioso ed esperto di torri babeliche, mi ha risposto: "Chiusure, baratri. Ma anche nuove forme. Inaspettate."
Dopo non so che accade, e la caduta è sicuramente un momento doloroso, ma anche molto bello a cui assistere, bello nel senso che come vada, credo, sia un momento spettacolare, ti entra negli occhi come una meraviglia che ti fa tacere, come uno spettacolo pirotecnico.

Io sono confusa, come nella casa degli specchi deformanti del luna park. Troppe cose, difficili da districare. Realtà virtuali che si accavallano a realtà fisiche. Si accavallano, si intersecano. Immagini che si creano e si disfano. Tutto troppo velocemente. Tutto è farraginoso e se allunghi la mano per toccare un pezzo di quel tutto ti accorgi che si sgretola. La stessa cosa mentre ha senso poi non ne ha più.

Per contro le cose che hai sempre saputo di non potere toccare (le sensazioni, le emozioni, quello che riesci a provare), quello che è sempre stato più semplice mettere in dubbio perché non lo vedi, ti appare adesso l' unica cosa tangibile, l'unica toccabile, capace di resistere al caos, quello che provi è la cosa più reale, l'unica cioè di cui hai una traccia reale, perché ti trasforma e lo senti, lo sai, lo vedi. Se ti guardi allo specchio sei diverso. Per il resto cose che prima ti apparivano reali, le persone in carne ed ossa, adesso sai che non esistono, che quello che fa le persone (il carattere, i tratti somatici, gli odori, i sapori, la pelle, la voce, le espressioni, le smorfie e tutto il resto) qui (in un luogo virtuale come fb/gt) è solo una proiezione della tua mente. Non sai chi realmente c'è dall'altra parte, potresti stare parlando sempre con la stessa persona che adotta molti nomi, molti volti, o per contro con una persona diversa da quella che tu credi sempre la stessa (da dietro uno schermo non è difficile clonare le persone, impari i loro modi di dire, calcoli i tempi, non devi neppure fare lo sforzo di modulare la voce). Ma poi è importante saperlo se solo tramite una tastiera, battendo sulle lettere dei tasti per inserire parole nello schermo, su quello stesso schermo si accendono parole legate alle tue da un nesso logico, digitate da qualcun altro, che ti provocano pensieri, sensazioni, emozioni? Sei tu con qualcun altro, chi sia che importa? Importa quello che ti da, quello che ricevi.

Credo di avere un attacco di mal di mare. Voglio recuperare l'illusione della terra ferma, speriamo di non averla smarrita nel caos. Perché l'illusione più vera, la più convincente fra le altre è quella che esista una terra ferma a mollo nel mare del viaggio. Non esiste. Anche la terra si muove. La cosa più concreta, l'unica, è il mezzo di trasporto (la ragione/il sentimento) su cui sei per viaggiare. Esiste, ci sei sopra, lo senti.

Il mezzo coincide con il viaggio. Il viaggio stesso è la terra.

Uno di quelli che si è messo da lontano a guardare la torre è Salvatore Iaconesi. E riporto sotto per intero il suo pezzo.
Buon viaggio. 



Fotografia di Andrea Botto (http://www.andreabotto.it/)

wow che cosa incredibile!

io purtroppo son un po' andato, e me ne dispiace: GT è interessante e, tra le cose più belle che mostra è che la "community non esiste!" 

Ed è una cosa meravigliosa, ovviamente, che rassicura tutti, grandi e piccini.

Altro che "the community is the message"! La community è una invenzione aziendale!

E, per fortuna, esistono le molteplicità. Basta con l'industrializzazione, che si avvii il peer-to-peer, la favela, non il grattacielo.

Perchè a me questo "conflitto" piace e interessa moltissimo!

E si ripropone in tutti i domini del nostro tempo. Dall'energia all'alimentazione, dall'architettura all'informazione, dalla produzione alla salute e il benessere.

Nel momento della crisi i grandi "player" (quelli vecchi, o sostituiti dai nuovi) abbracciano una nuova industrializzazione e spettacolarizzazione, "semplicemente" per sostituzione di parole. Community, open, startup, e cose simili.

Proprio invece nel momento in cui è chiaro che il modello "nuovo" (o vecchio?!? ) è un altro.

Non è più un mistero che il next-step dell'energia non sarà fatto dalla smart-grid come la intende Enel, per esempio, fatto di enormi accumulatori e da energia in crowd-sourcing, ma da una reale rete energetica p2p.

Come sappiamo benissimo che il futuro dell'alimentazione è fatto da piccoli produttori e cittadini coordinati, non da men-in-the-middle che promuovono prodotti doc e dop. Che quello che vende Eataly è "bbbono" è un dato di fatto, ma non è innovativo: è una nuova veste della vecchia industria, fatta di accentramento e grandi distribuzioni.

Allo stesso modo sappiamo benissimo che il "nuovo" nella produzione è il p2p, l'intrecciarsi caotico di minuscoli produttori e il trasformarsi di tutti (più o meno) in maker e re-maker e re-mixer.

Oppure l'informazione, per cui l'idea di open data è già, di fatto, industrializzata, e ridotta a rapporti burocratici ed amministrativi con organizzazioni ed istituzioni, a beneficio di altre organizzazioni e istituzioni che, nella spettacolarizzazione delle informazioni (avete visto il fiorire di infoestetiche e data-driven-journalism?) trovano nuovi spazi per una nuova forma di opacità, invece che la tanto decantata trasparenza. Sappiamo benissimo che il prossimo passo è nell'antropologizzazione dell'informazione, non in una sua industrializzazione.

E così via.

E l'architettura?

GT, in questo, è al livello di rivoluzione freudiana e junghiana, perchè anche nei suoi conflitti mostra proprio questo bellissimo e desiderabilissimo scontro: tra la favela e il grattacielo. Tra smart cities, palazzi sbilenchi, progetti DIY, crowd-tutto, tradizionalisti tristi e nostalgici, filosofi ed erotici futurologi, rimane la bellezza della vita e dell'incontrarsi/scontrarsi allegramente e con energia.

La dimensione del sogno rimane incastrata, come nella vita, con la dimensione economica. La produzione si incastra con la visione. Il budget si incastra con l'idea. L'innovazione si incastra con la cacca. L'estetica si incastra con l'immaterialità.

Si disse, qualche giorno fa, che l'architettura è stata, è e sempre sarà dove sono i soldi che permettono di costruire.

Ed è verissimo. Proprio come Enel metterà i suoi begli accumulatori giganti chiamandoli smart-grid. O come il governo americano pubblicherà (pubblica già) i dati "aperti" delle sue amministrazioni, in modo che il new york times possa mettere delle meravigliose infografiche interattive sulle sue pagine: guarda guarda come navigo queste belle palle colorate che rappresentano le voci di bilancio della città di Chicago. Ora sì che è tutto più democratico e trasparente, no?

In questi momenti le cose "medie" non funzionano.

E' un po' come, quando c'erano i comunisti, c'era lo scontro tra il "lavoro" e il "desiderio".

Non funziona la via di mezzo. E oltre che non funzionare non serve nemmeno a granchè.

Funziona o lo spettacolo o la rivoluzione.

La rivoluzione, abbiamo imparato oramai anche questo, non si può fare. Non esiste. Non c'è mai stata. E, pure se ci fosse, durerebbe qualche istante, in qualche angolo del cervello di qualcuno dei suoi partecipanti. E poi: puf! scomparsa, vinta dalla quotidianità.

In questo senso si può far spettacolo e sperare, in qualche strano modo, di hackerarlo. 

Ma già in tanti ci hanno fatto capire che nemmeno questo è possibile. 

Lo spettacolo è spettacolo è spettacolo. Punto. E' spettacolo e basta. Appena fai spettacolo, fai spettacolo.

E quindi rimane cosa?

Rimane di far finta di nulla.

Di far come se la "rivoluzione" fosse già accaduta. E come se il risultato fosse proprio quello che desideravi tu.

Sì, sì, tu. Proprio tu, dietro quello schermo. Con la faccia illuminata dal monitor. Lì che stai leggendo adesso queste (troppe) righe.

Lo sai? E' scoppiata una rivoluzione, ha fatto il suo corso ed è pure già finita.

Il mondo si è trasformato ed è diventato proprio come lo desideravi.

Quindi ora puoi fare quello che immaginavi che potrebbe essere stato bello che fosse possibile.

Solo che, essendoci stata una rivoluzione, è tutto da ricostruire. E' tutto rotto qui.

Quindi *tu* ora devi rifare tutto. Proprio come lo volevi.

Come dici? C'è uno accanto a te che sta leggendo questo stesso messaggio e ti ha appena detto che è avvenuta una rivoluzione e che il mondo si è trasformato proprio come diceva lui?

Non gli credere, non è vero.

Il mondo si è trasformato come dicevi tu. Hai vinto.

Solo che ora ti devi costruire tutto da solo.


Anzi, fai una cosa. Per renderti tutto più semplice, ho fatto un trucco. 

Ho detto a tutti che hanno vinto loro.

Ma in realtà hai vinto tu.

Ma il trucco ha funzionato, e tutti son pronti a ricostruire tutto quanto a modo loro.

Quindi ti consiglio una cosa: cerca di capire chi, tra le differenze, vuol costruire qualcosa di almeno un po' simile al tuo, e cercate di fare qualcosa insieme.

Ovviamente avrete due idee completamente differenti. Ma magari qualcosa si può mettere in mezzo: magari un pezzo del progetto può essere usato da tutti e due, oppure, appena l'altro avrà messo su il suo primo pilastro, tu potrai prendergli il progetto e modificarlo solo un po', per fare il pilastro come lo volevi tu.

Oppure magari ti potrai accorgerti che le due case, da sole, non stanno in piedi. Ma che, affiancate, si appoggiano benissimo l'una all'altra.

O, ancora, magari ti accorgerai che tutto quello che scarta lui tu lo puoi usare per costruirci qualcosa: materia prima gratis! fantastico.

E non ti fidare nemmeno di quello che dico io. Magari ti sto solo cercando di convincere che hai questa occasione qui perchè mi serve che tu inizi a costruire qualcosa, perchè fa parte della mia rivoluzione.

Perchè, magari ho vinto io e vi sto mentendo a tutti.

Boh, vai a capire.

Io comincio a metter su due cose, vah.

Ah, peccato. Io non ci sarò a GT a Venezia.

Forse sarò con la capoccia aperta e con delle amorevoli mani che ci armeggiano per benino, cercando di far sì che io possa continuare almeno per un po' a scrivere messaggi troppo lunghi su facebook e software strani, che non si capiscono, che interessano solo me.

Non mi piace molto l'idea delle buste. A me piace "caldo e radicale" :)

Ma non importa. Sono con voi e, chissà, magari troverete 100x100x100 cose immateriali, disseminate e disarticolate da qualche parte, nella rete.

GT è una figata :)

ciau!
salvatore

5 commenti:

  1. Troppe cose, ma non così difficili da districare. Basta guardare meglio. Argo dai cento occhi non si addormenta: vegliare. Perchè a me questo "conflitto" piace, mentre le linee si intrecciano. Niente mal di mare: orientarsi con le stelle, con l'esperienza, con tutto. (Dis)orientarsi, Cristina.

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  2. E non scrivere al posto mio! Neppure una parola! Va bene: neppure una parola. Solo una linea... :)

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  3. Cristina Senatore26 ottobre 2012 01:37

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  4. Cristina Senatore26 ottobre 2012 01:38

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